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Audre Lorde e il linguaggio delle donne

Margherita Giacobino, Nicoletta Buonapace, Liana Borghi

Margherita Giacobino, Nicoletta Buonapace, Liana Borghi

Ci sono donne che, intrecciando i loro percorsi personali e politici, hanno usato le loro vite e i loro corpi come campi di esperienza e di studio, mescolando teoria e pratica in una riflessione scritta anche sulla loro pelle.  In tempi in cui il diritto alla privacy funziona da alibi per qualunque volontà di sottrazione, questa grande generosità di sé colpisce come una schiarita.

Di Audre Lorde, nota alle più come la “sorella outsider, la lesbica, nera, madre, poeta e femminista”, finora pochissimo era stato tradotto e conoscevamo soprattutto alcune poesie e le riflessioni sulla sua molteplicità di appartenenze e sul bisogno di nominare le differenze nella complessità.

Ma nel 2014, dopo un lungo lavoro di traduzione e nel primo caso anche di una campagna di crowdfunding, sono usciti due volumi: Sorella Outsider, gli scritti politici di Audre Lorde, (Ed Il dito e la luna), e Zami. Così riscrivo il mio nome, (Ed ETS), rispettivamente curati da Margherita Giacobino e Liana Borghi, che il 4 ottobre abbiamo incontrato alla Casa per un evento di Lesbiche Fuorisalone.

Dopo tanti riassunti finalmente Audre Lorde parla in italiano e, sorpresa, lo fa in una lingua meravigliosa, semplice e leggera, schietta, ragionata, intensa, ma soprattutto in grado di farsi capire da ognuna di noi.

Margherita Giacobino, Nicoletta Buonapace e Liana Borghi

Margherita Giacobino, Nicoletta Buonapace, Liana Borghi

Certamente comprensibile a tutte è stato il suo concetto di “sentire profondo” che lei, donna che pensava in versi e che utilizzava il linguaggio per cambiare la realtà, ha inteso come il massimo valore del percepito personale; per dirla con Giacobino “…il suo to feel è il senso della tua verità, del tuo sentire il mondo, quel sentire che le donne sono da sempre educate a rigettare e che invece lei rivendica…”.  Da qui si arriva direttamente a uno dei suoi pochi testi già tradotti in precedenza, una pagina corta dall’altissima potenza di fuoco Usi dell’erotico come potere (lo potete leggere qui). In questo saggio l’eros, inteso come potenza femminile e gioia di vivere, diventa lo spirito guida di un’interezza che, attraverso il desiderio di espressione di sé, porta all’eccellenza. Toccarla con mano ha come risultato naturale che è sempre più difficile adattarci a qualcosa di meno o costringerci a fare qualcosa senza provarne piacere. L’utopia a portata di mano.

Lungi dal sentirsi soltanto potente, Lorde nomina, secondo il suo stile, anche le sue fragilità e paure, definendone i confini e cercando di svelarne connivenze e complici. Il silenzio, per esempio.
Il timore di parlare e di non essere capite appartiene a tutte, ma se è vero che la presa di parola ci espone, il silenzio dovrebbe farci molta più paura perché ci rende vulnerabili, nascoste, preoccupate e ricattabili, consegnate mani e piedi ai nostri nemici.

Dalle paure agli spettri ecco la malattia, altro nemico invisibile con il quale tutte, più o meno consapevolmente, oggi facciamo i conti. Lorde, convivendo per 14 anni con un cancro al seno, ne ha scritto ampiamente e ha utilizzato il tumore e l’impatto con la mortalità come luci sulla realtà e intensificatori della sua vita.

E per finire il dolore, in particolare quello generato dal rapporto con le altre e soprattutto con le donne più amate, la madre e quelle che le sono più vicine, esperienza faticosissima che accomuna molti vissuti femminili e da cui è difficile emergere indenni. Lei sembra riuscirci, creando da questo attraversamento un concetto di donna potente, inesistente anche nell’immaginario e alla cui definizione si dedica con onestà femminista e con tutto l’amore e la capacità visionaria che una lesbica appassionata può riservare al suo genere.  E così, di nuovo tramite il linguaggio, piega una realtà che non le corrisponde, riformulando quel dolore in concetto grandioso, per sé e per tutte.

Il senso del femminismo in uno sguardo.
Michela Pagarini


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