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DIRSI LESBICA. QUESTIONE DI SENSI al Fuorisalone.

La ricchezza e l’eterogeneità delle donne come punto di partenza per affrontare un argomento ampio e complesso.
4O6A2511L’incontro “(Perché ne fate) una questione di stato. Dirsi lesbica nell’era del queer” nella Casa delle Donne di Milano, ha di fatto dato il via all’ultimo giorno del quarto Festival Lesbiche FuoriSalone. Un dibattito che ha fatto emergere i tanti mondi che ruotano attorno al lesbismo.

L’occasione è stata la presentazione dell’edizione italiana del libro della sociologa francese Natacha Chetcuti “Dirsi Lesbica – Vita di coppia, sessualità, rappresentazione di sé”, una raccolta di testimonianze di donne, omosessuali e non, sul tema. Pezzi di vita che rappresentano una varietà di pensieri, contesti, identità, sentimenti, approcci. La stessa eterogeneità è emersa durante il dibattito. Katia Acquafredda, Milena Cannavacciuolo, Paola Guazzo, Barbara Mapelli, Anita Sonego, Stefania Vulterini hanno portato ognuna il proprio punto di vista. Insieme alle altre donne presenti, hanno riempito la stanza della Casa di tante voci a confronto. Tutte hanno in comune la curiosità di capire e la voglia di far sapere.
Il libro di Natacha Chetcuti ha dato lo spunto per alcune riflessioni sul senso, o meglio, sui molteplici sensi del dirsi lesbica oggi.
Più volte è stato sottolineato come dichiararsi sia un atto di “rottura”. Spezza le categorie tradizionali, soprattutto quella delle “donne”, un insieme spesso visto come indifferenziato. Mette in discussione l’equazione tra femminilità e maternità.
Dirsi lesbica contribuisce a cambiare la società, a renderla più ricca ed è necessaria per la creazione di una nuova forza di pensiero che negli ultimi anni, in particolare in Italia, ha trovato nuova linfa.
4O6A2512Una riflessione, poi, sui più giovani che vivono in pieno “l’era del queer”, un termine-ombrello che comprende tante realtà e che ha oggi un potere comunicativo molto forte. Se oggi la parola “lesbica” tra le ultime generazioni sembra infatti quasi fuori moda, di contro sono nate sotto-categorie, etichette forse limitate ma che, comunque, portano i ragazzi a interrogarsi. I nuovi media e i social, inoltre, mostrando che si può andare oltre la binarietà uomo/donna, contribuiscono, attraverso l’identità virtuale, a costruire una identità reale.

Menzionati anche i rapporti tra il lesbismo e il femminismo, storicamente non sempre facili, la necessità di trovare un dialogo ancora più stretto per percorrere nuove strade comuni.

Si esce “piene” da questo incontro davvero “queer”, con l’impressione che tanto è stato detto ma con la voglia, che è anche una promessa, di ritrovarci di nuovo.

Marika De Sandoli

 


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