La nostra Festa è anche la “voce” di Delia | CASA delle DONNE di MILANO nnnnn

La nostra Festa è anche la “voce” di Delia

“La Casa ha 1 anno! Inizia a camminare…” “ La Casa dà voce alle donne” si legge tra i post-it attaccati al tabellone dove le socie hanno lasciato un loro pensiero il giorno della Festa di tesseramento. Katia Zambelli (6)

Ed è vero. Ad un anno si inizia barcollando e traballando a percorrere piccoli spazi, ad esplorarli, conoscerli, usarli, occuparli. Anche noi, così. Dalla prima stanzetta con la porta rossa che è ora sede dell’”Amministrazione”, con le molteplici attività dei nostri 17 gruppi abbiamo occupato tutte le sette stanze della Casa. Dai primi sguardi alla città con il desiderio di capire qual è la qualità della nostra vita come cittadine siamo arrivate a conoscerne alcuni aspetti sorprendenti. Dal faticoso cercare contatti con chi è approdata a Milano da Paesi lontani, alla Festa Delia ha fatto sentire la sua “voce”.

Ma “voce” davvero, perché alla Festa, nel neonato gruppo “Il mio canto libero” che si è presentato con tre canzoni, Delia in un francese perfetto che è la lingua ufficiale del suo Paese, il Senegal, con voce flebile e aggraziata  si è esibita in un assolo, cantando una strofa della canzone da lei proposta.

Katia Zambelli (1)In fondo, sembrerebbe poca cosa, se questo non fosse il primo momento visibile di un paziente lavoro svolto in sinergia tra i gruppi “Interculture”, “scuola d’italiano” e “Il mio canto libero”. L’obiettivo l’abbiamo nel Progetto della Casa: una “Casa di tutte”, quindi anche delle donne migranti che vivono in città. Ma come metterlo in pratica?

Nel gruppo “Interculture” tra le tante domande che ci siamo poste, la prima è stata: perché le donne migranti dovrebbero venire da noi? Noi non offriamo servizi legali, consulenze….Ma una scuola d’italiano, certo, potremmo aprirla, ci siamo dette, e non sarà una scuola come le altre: la Casa è un luogo speciale in cui “incontrarsi” ed inserirsi in un tessuto di relazioni tra donne.

Così progettiamo “la scuola” e molte socie si propongono come “insegnanti”. Nasce un nuovo gruppo: “scuola d’italiano delle donne per le donne” che distribuisce volantini in più lingue, formula il test d’ingresso, abbozza programmi.

Ma le alunne? Non siamo in una buona zona per averne. Siamo al centro di Milano e le donne migranti abitano nei quartieri di periferia. Le cerchiamo tra le conoscenti, le colf, le badanti, le loro amiche. In palestra c’ è una donna straniera che fa le pulizie… e anche per strada. Pasqualina, nel corso di una nostra riunione dove quasi ormai scoraggiate riguardavamo il test d’ingresso, va a fumare una sigaretta fuori e poco dopo dal corridoio grida: abbiamo trovato le alunne! Aveva fermato delle ragazze senegalesi che andavano davanti al cinema Anteo a vendere i libri. E tra loro c’è Delia, che l’italiano un po’ lo sa, ma vuole imparare di più. Anche con poche (che via via stanno aumentando) inizia la “scuola”.

collage 2Intanto si forma il gruppo di canto. Marcella che conosce la musica, sa cantare e suonare la chitarra ne è la coordinatrice. Ma Marcella insieme ad altre insegna l’italiano alle nostre “alunne”. Perché non le invitiamo nel nuovo gruppo? Così, alcune di loro come Delia, Cinzia, Boye, Isa accettano, che vuol dire oltre la “lezione” incontrarsi con tante altre, partecipare alla Festa, stabilire relazioni tra noi… Proprio ciò che si prefigge il nostro Progetto: “una Casa di tutte” che, pian piano traballando, barcollando (ha 1 anno!)… con le socie dei gruppi “scuola”, “Interculture” e “Il mio canto libero” sta prendendo vita. La “voce” di Delia ne è solo il primo timido segno.

Francesca Amoni

Foto di Katia Zambelli

 

 

 


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