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21 novembre, giornata memorabile per la Casa

Sono le 10 del mattino e per come incanto lo Spazio da Vivere esiste! Manca ancora tantissimo (la cucina, gli impianti acustici, il palco, gli arredi…) per poter essere quello che noi vorremmo, ma c’è, e si è materializzato davanti ai nostri occhi. E “non è bello, è bellissimo, no anzi stupendo… con i colori dell’autunno che dialogano con le foglie dorate sul pavimento… il mobile bar incredibilmente adatto a quell’angolo…” (e-mail di Margherita) e “i microfoni pronti, il bancone con i fiori, il clima affettuoso e allegro” (e-mail di Giovanna) e non so quante e-mail potremmo citare, che ci siamo scritte l’un l’altra oggi che è domenica – e già non vediamo l’ora di scambiarci idee su come perfezionare ancor meglio il tutto, nei giorni a venire.

Ma procediamo con ordine: sabato 21 novembre è stata la giornata di riflessione che La Casa delle Donne di Milano aveva da tempo programmato per ragionare di violenza e femminicidio nel quotidiano, e di stupro come vera e propria arma da guerra – in anticipo sulla Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza Contro le Donne (25 novembre). Programma già parecchio impegnativo sulla carta, figuriamoci con la folle idea di aprire quello Spazio da Vivere che solo dieci giorni fa era ancora quasi un cantiere, con l’elettricità da allacciare e tutto il resto (bancone, cucina, tavoli e sedie) da posizionare. Ma ce l’abbiamo fatta, e ci siamo  emozionate un po’ anche noi, quando Parisina Dettoni (emozionatissima) ha ringraziato tutte per l’eccezionale impegno e salutato l’apertura di questo Spazio per la Vita, “ che vuole affermare uno spirito nuovo, una speranza reale di cambiamento, tutte insieme… in questo scenario di guerra combattuta a pezzi… in cui le donne sono vittime speciali” (Leggi l’intervento completo di Parisina Dettoni).

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E un attimo dopo eravamo già tutte Donne Dentro, il docu-film che Marzia Pellegrino ha mirabilmente realizzato sull’assoluta normalità della violenza coniugale. Camera ferma sui volti, sguardi, interni di tre donne che quasi con gli stessi accenti e parole raccontano la medesima storia dell’idillio iniziale che improvvisamente si rivela tutt’altro, e l’escalation degli abusi che trascendono in violenze, minacce, intimidazioni, nella crescente solitudine. Una delle tre in effetti è già diventata un caso (tra i tanti) di “femminicidio”, e rivive nella dolente narrazione della madre Francesca alle prese con una macchina della giustizia quanto mai mortificante. Le altre due sono vive per miracolo e a salvarle sono state le figlie adolescenti, che a un certo punto hanno chiesto aiuto ai servizi sociali, denunciato i padri, scelta dolorosissima.

Alla fine della proiezione eravamo tutte con i lucciconi, ferite anche noi per quelle troppe storie di maltrattamento “che ci immaginiamo possano capitare solo a donne fragili, ma non è così, quante donne forti mi è capitato di incontrare nella mia professione” è il commento a caldo di Cristina Carelli, della Casa delle Donne Maltrattate.

Marzia Pellegrino, la regista, ci rivela quando difficile è stato per lei tradurre in film questa storia, dopo cinque anni di volontariato in Associazioni di Ascolto, “e l’ho fatto pensando a mia figlia, ai tanti comportamenti sbagliati che i ragazzi e le ragazze della sua età assumono nel momento in cui si affacciano alle prime relazioni d’amore: quanto è facile scambiare per amore il possesso, il non-rispetto dell’altro; pensiamo all’iper controllo dei messaggini…”. guarda il video dell’intervista a Marzia Pellegrino e a Daniela, una delle protagoniste del film

La parola passa poi a Francesca Garisto (Cadmi), Barbara Carattoni (Cerchi d’Acqua), Daniela Fantini (SVS) e più volte a Daniela, una delle protagoniste del film (“ogni volta che mi rivedo in questo film, mi chiedo che cosa mi abbia impedito di denunciare fin da subito mio marito…”) e infine ecco anche la figlia, Maura, oggi madre di un bambino dolcissimo: “Ogni volta che mi rivedo in questo film penso che se non ci fosse, potrei già essermi dimenticata di molte cose, ma non sarebbe giusto, è giusto ricordare, è giusto che si sappia… perché nella vita quello che uno vuole è essere felice, no?”. Ed eccoci di nuovo commosse.

IMG_3743Sono già le 13 e non vediamo l’ora di gustare le prelibatezze già in bella vista esposte sul bancone che la nostra cheffe Nunzia (Argentiero) ha preparato e portato per noi: applausi, sorrisi, gratitudine! E per le due ore successive lo Spazio da Vivere è proprio come l’avevamo immaginato: un continuo sciamare tra i tavoli, un capolavoro di convivialità…

Alle 15 il programma avrebbe previsto l’arrivo di Staša Zajović dall’areoporto di Malpensa, ma purtroppo è stata dirottata a Fiumicino, chissà quando arriverà – ma poco male, dell’esperienza del Tribunale delle Donne della ex Jugoslavia, promossa dalle Donne in Nero di Belgrado sul genocidio che si è consumato a Srebrenica, sono perfettamente in grado di parlare Paola Melchiori e Cecè Damiani (Gruppo Internazionale della Casa) con non pochi interessanti contributi da parte di tutte, in particolare di Sabina Langer, che a Srebrenica è stata spesso negli ultimi 15 anni e ci è tornata di recente.

Particolarmente coinvolgente la rassegna dei filmati, che documentano le varie celebrazioni e persino happening inscenati lo scorso luglio a Belgrado per il ventesimo anniversario della strage: l’attivismo che si nutre di ritualità, sulle note di un canto popolare che invoca nella Bosnia la Mamma offesa, tutto torna… E senza quasi accorgerci eccoci all’ora del tè, anzi degli aperitivi. Ma improvvisamente arrivata anche Staša e partono gli applausi! Ha fatto 12 ore di viaggio ed è esausta ma anche piena di energie: un fiume in piena.

IMG_3925Femminista, attivista da sempre contro il nazionalismo e il militarismo di qualsiasi colore, fondatrice delle Donne in Nero di Belgrado (nel ’91) Staša rievoca nei dettagli il difficile lavoro di inchiesta e sensibilizzazione che ha preceduto questa esperienza veramente unica di Corte delle Donne, sul modello di altre, già in precedenza istituite nel mondo, a partire dai primi anni ’90 in Asia. E non è facile seguirla nel suo italiano sicuramente fluente ma come per flash, a noi lo sforzo di capire, oltre la raffica dei dati e degli spunti, il senso ultimo di questa azione che non potrà mai essere in termini di conciliazione, ma semmai di memoria e complicatissima riparazione: troppo grave il crimine perpetrato sul corpo di un’intera comunità musulmana (solo provvisoriamente quantificato negli oltre 8.000 corpi ritrovati finora) perché sia possibile dimenticare; troppi ancora i corpi da dissotterrare, troppe le madri, figlie, sorelle, mogli di quei morti, che solo adesso trovano il coraggio di denunciare anche i loro stupri. “Noi non vogliamo scuse, vogliamo che vengano appurate le responsabilità politiche, nazionali e internazionali, di questi crimini. Riconciliazione è un concetto astratto e fondamentalmente umiliante. Il genocidio che si è consumato a Srebrenica non è finito con la fine del conflitto nell’ex-Jugoslavia” dice a più riprese Staša, con forza (nel frattempo, guarda la nostra videointervista a Staša Zajović ).

Ma la incontreremo di nuovo fra qualche giorno sempre alla Casa sul tema “A Ventimiglia e nei Balcani, porte chiuse ai migranti” (26 novembre – h 21) e ci sarà modo di riparlarne. Nel frattempo godiamoci questo momento: abbiamo aperto uno Spazio da Vivere che più bello non si potrebbe, luminoso, accogliente, naturalmente bello, naturalmente frutto dell’amoroso lavoro delle donne che hanno partecipato alla pittura collettiva del pavimento, oltre al rush finale dell’allestimento. Tanto ancora resta da fare, richieste delle varie autorizzazioni e soprattutto da raccogliere, perché come la campagna del Crowdfunding ci ricorda abbiamo bisogno di denari! Ma con uno Spazio così accogliente aumenterà anche il flusso delle nuove socie e del tesseramento – e il calendario degli Eventi non è mai stato così ricco ed incalzante, Welcome all!

Daniela Bezzi


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