di Carla Bottazzi

In questi giorni, si celebra un anniversario importante: il voto al referendum del 2011 per l’acqua pubblica. Fu la vittoria che abrogò gli articoli della legge che imponeva ai Comuni la messa a gara della gestione dei servizi idrici, vale a dire la privatizzazione dell’acqua.

Quindici anni fa, quella campagna referendaria ha impegnato molte di noi nella raccolta delle firme e nel promuovere la partecipazione al voto. Alcune, ancora oggi, oltre a partecipare alla vita della Casa delle Donne, sono attive nel Comitato Milanese Acquapubblica – CMA nato proprio in quella occasione.

acqua pubblicaQuel referendum fu vinto grazie a una grande mobilitazione e dimostrò la volontà popolare di rispettare non solo un patrimonio pubblico minacciato dalle privatizzazioni, ma soprattutto il diritto umano universale all’accesso all’acqua. Purtroppo, quella tensione democratica non è bastata per ottenere l’approvazione di una legge che sancirebbe in modo definitivo una gestione dei servizi idrici in mano totalmente pubblica. La mancata realizzazione in una norma dello spirito referendario persiste nonostante le oltre quattrocentomila firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare che il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua raccolse già nel 2007.

Di questo, ha scritto molto bene la nostra Silvana Galassi in un articolo pubblicato il 4 giugno scorso nell’inserto ExtraTerrestre del quotidiano Il Manifesto (https://ilmanifesto.it/il-plebiscito-ignorato-per-lacqua-pubblica). Il diritto universale all’acqua coinvolge molto da vicino qualsiasi persona e tutti gli esseri viventi del Pianeta. È stato riconosciuto dalle Nazioni Unite nel 2010 sulla spinta delle lotte globali dei movimenti per l’acqua.

È un diritto fortemente compromesso da guerre, povertà e crisi idrica, se non di fatto negato in situazioni di oppressione, occupazione delle terre ed espropriazione delle sorgenti come subisce la popolazione in Palestina. Emerge un altro dato impressionante che ha portato l’ONU a dedicare la Giornata mondiale dell’Acqua del 22 marzo 2026 alla disparità di genere.

Secondo le rilevazioni di UN Women e UNDESA nel 2023, in più di 53 paesi, complessivamente donne e ragazze passano ogni giorno 250 milioni di ore a raccogliere e trasportare acqua, rispetto a un tempo mediamente di tre volte inferiore degli uomini. Altri dati del rapporto sono pertinenti alla discriminazione e altrettanto interessanti, ma anche solo questo tempo impiegato a portare secchi, magari per chilometri, a scapito di istruzione, lavoro e tempo per sé ci deve far riflettere e impegnarci.

La battaglia per l’acqua è senza confini e vediamo soprattutto le donne in prima fila alla difesa delle sorgenti e dei fiumi, nella rivendicazione del diritto anche a costo della propria vita. Come nel caso di Berta Cáceres, leader indigena assassinata nel 2016 in Honduras per fermare lei e la sua organizzazione COPINH nella lotta del popolo Lenca in difesa del proprio fiume e del territorio. Dopo 10 anni, COPINH non smette di rivendicare i diritti alla Terra, all’Acqua, all’autodeterminazione delle donne e dei popoli e a denunciare le responsabilità di soggetti politici e economici nell’assassinio.

Festeggiamo qui l’anniversario della vittoria referendaria per non far sopire quella bella coscienza collettiva per la difesa del Bene comune e ricordarci che l’acqua è vita, è un diritto ed esige uguaglianza.