di Antonella Eberlin.

È morta ieri a Milano Luisa Muraro, filosofa, pedagogista e tra le figure più autorevoli del femminismo italiano. Aveva 85 anni e avrebbe compiuto gli anni proprio oggi, 14 giugno. La notizia della sua scomparsa è stata diffusa dalla Libreria delle donne di Milano, da lei co-fondata nel 1975, luogo decisivo per la storia del pensiero femminista in Italia.

Con Muraro se ne va una protagonista centrale di una stagione politica e culturale che ha cambiato il modo di pensare la soggettività femminile, la relazione tra donne, il linguaggio, la maternità e l’autorità. La sua ricerca ha avuto un’influenza profonda sia nel dibattito filosofico sia nei movimenti delle donne.

Una vita tra filosofia e politica

Nata nel 1940 a Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza, Muraro si era laureata in filosofia alla Cattolica di Milano e aveva insegnato a lungo all’Università degli Studi di Verona, dove aveva dato vita anche alla comunità filosofica Diotima. La sua esperienza intellettuale non è mai stata separata dall’impegno politico: dalla Libreria delle donne alla riflessione teorica, il suo lavoro ha sempre cercato di tenere insieme pensiero e pratica.

Per generazioni di donne, Muraro è stata una maestra capace di aprire domande più che di fornire risposte semplici. La sua voce ha attraversato decenni di dibattito con una riflessione rigorosa e insieme radicale, centrata sull’idea che la differenza sessuale non sia un limite da superare, ma una realtà da assumere come fondamento simbolico e politico.

Il pensiero della differenza

Il suo contributo più noto resta legato al pensiero della differenza sessuale, una delle elaborazioni più importanti del femminismo italiano. In questo orizzonte si colloca anche L’ordine simbolico della madre, il libro che ha reso celebre Muraro e che ha influito profondamente su filosofia, teoria politica e studi di genere.

Un’eredità viva

La scomparsa di Muraro lascia un vuoto importante nella cultura italiana, ma anche un’eredità viva, fatta di libri, scuole di pensiero, pratiche politiche e relazioni tra donne. La Libreria delle donne, Diotima e i suoi testi continuano a rappresentare un punto di riferimento del femminismo italiano.

Muraro resta una delle ultime grandi protagoniste di una stagione che ha saputo trasformare il femminismo in una proposta filosofica oltre che politica. La sua voce continuerà a essere letta come una delle più originali e incisive.

Così ha scritto su di lei, sul suo profilo Facebook, Lea Melandri, un’altra fondatrice del pensiero femminista italiano:

“Dopo il decennio degli anni ‘70, che ci ha visto insieme, dal collettivo di via Cherubini alla Libreria delle donne e la sede di Col di Lana, una divergenza sulle posizioni del femminismo ci ha allontanate, senza per questo interrompere un dialogo critico alla distanza.

Se leggo l’intervista, raccolta da Elvira Roncalli insieme alla mia e a quella di Adriana Cavarero – Il futuro è aperto (Prospero Editore, 2025) – mi rendo conto che il filo conduttore della lunga storia che abbiamo condiviso non è mai venuto meno.

Alla domanda di Elvira Roncalli se c’è “uno scarto tra l’esperienza soggettiva del femminismo e il femminismo come sapere teorico”, Luisa risponde:

“Su questo mi viene in mente quello che dice Lia Cigarini, è lei che mi ha introdotta nel pensiero femminista ed è tuttora un’autorità per me (…) Lei ha una veduta chiara su questa questione. Io non ho una veduta chiara su questo. So che la teoria è necessaria e so anche che la teoria non basta. Se lo diciamo con Hanna Arendt, se crediamo di sostituire l’esperienza o la realtà con qualche veduta teorica, cadiamo in errore. Infatti, in altri momenti io contrappongo la teoria al racconto, alle volte è la pratica, ma altre è il racconto, cioè il racconto delle cose che capitano. È vero, io ho un gusto per la teoria, sono stata formata alla teoria e credo che la teoria – il pensare e ragionare teoricamente- siano indispensabili, ma non occorre che tutti lo facciano. Occorre invece che il pensiero ragionante non pretenda di completare il discorso e lasci posto all’esperienza.”

Così la ricordano alcune socie della Casa delle Donne di Milano:

Anita Sonego
Ho ricordi di lei al Collegio Marianum della Cattolica. Noi matricole ne eravamo terrorizzate per le punizioni che dispensava.

Durante l’assemblea, che portò alla prima occupazione dell’univ. Cattolica (autunno 1967), fu lei che ci istruì sulle pratiche non violente di resistenza passiva che aveva imparato a Lovanio. Fu così, che nella notte, i celerini ci portarono “di peso” fuori dell’università in piazza S. Ambrogio.

Prima di venir ‘trasportata’ consegnai al capo dei carabinieri il mio bellissimo registratore a batterie perché me lo custodisse. Il giorno dopo andai a riprendermelo in Piazza San Sepolcro e fui accolta nel suo ufficio che, con mia enorme sorpresa, era tutto rivestito di legno e strapieno di libri… Che tempi!

Nadia Boaretto
Ho apprezzato il suo carattere ruvido, così rinfrescante rispetto allo stile affabulatorio, avvolgente, intrigante nel senso originario (da intrigo). Ha fatto scuola senza ergersi a magistra vitae. Grande perdita per il femminismo. Aggiungo una cosa non lusinghiera per me: qualche anno fa in una riunione alla Libreria rivolsi un commento alla persona seduta di fianco e mi presentai dicendo: “e tu, come ti chiami?”. Rispose “Luisa Muraro”. Sprofondai. La ricordavo giovane negli anni ‘70 e a distanza di quarant’anni non seppi riconoscerla. Ma lei fu splendida: soddisfattissima che non l’avessi riconosciuta. Non era tipa da amare i riflettori. Da volerle bene già solo per quello.

Filomena Rosiello
L’ho conosciuta tanti anni fa quando ero universitaria e frequentavo Diotima.
Mi aveva affascinata. Con gli anni non ho più condiviso così tanto il suo pensiero su alcuni temi. Resta comunque una grande pensatrice… che ha fatto la Storia…

Annalisa Angeletti
Mi spiace tanto, questo il mio ricordo: mi ha insegnato molto quando, come grafica, ho fatto parte per anni alle riunioni della redazione di “Via dogana”. Poi maestra di ‘scrittura pensante’ per mio figlio diciassettenne: nel presentarlo le avevo chiesto un ‘imprinting’ speciale: unico maschio nel corso che ha vinto la pubblicazione sulla rivista, per un articolo sul femminismo anni ‘60 “io non c’ero, penso…”, ha funzionato e le siamo grati.