Manifesto al presente. Francesca Marconi alla Fondazione Corrente
Fino al 30 giugno 2026
martedì, mercoledì e giovedì dalle 9 alle 12.30 e dalle 15 alle 18.30,
venerdì dalle 15 alle 18.30.
https://www.

Manifesto al presente. Francesca Marconi alla Fondazione Corrente
Fino al 30 giugno 2026
A cura di Gabi Scardi
Fondazione Corrente
Via Carlo Porta 5, Milano
martedì, mercoledì e giovedì dalle 9 alle 12.30 e dalle 15 alle 18.30,
venerdì dalle 15 alle 18.30.
https://www.fondazionecorrente.org/calendario/mostra-manifesto-al-presente-un-progetto-di-
francesca-marconi/
Alla Fondazione Corrente Francesca Marconi costruisce una drammaturgia di immagini, voci e
testimonianze
La parola manifesto porta con sé il peso delle grandi mobilitazioni, quelle da cui sono partite e si
sono sviluppate importanti lotte per i diritti sul lavoro e le forme di coscienza collettiva che hanno
attraversato il secolo scorso. Ma che cosa significa oggi quella stessa parola, quando le condizioni
del lavoro tendono sistematicamente a dissolvere la possibilità di formare un corpo
collettivo? Francesca Marconi la riprende e la usa come soglia critica in un progetto di ricerca
artistica e pratica archivistica che mette in tensione la memoria industriale del nord-est milanese
con le nuove forme di precarietà del contemporaneo, interrogando il modo in cui il lavoro incide
sulle vite, sui corpi e sulla possibilità stessa di immaginare il futuro.
Manifesto al Presente, ospitato dalla Fondazione Corrente fino al 30 giugno e sostenuto da nctm e
l’arte con la curatela di Gabi Scardi, nasce da anni di lavoro sul campo e si costruisce come una
drammaturgia di immagini, voci e testimonianze. È insieme una mostra e un dispositivo di ascolto
e riattivazione, che mira a restituire un nuovo senso alla storia, a tutte quelle esperienze di lavoro,
fragilità, migrazione e resistenza rimaste ai margini della rappresentazione pubblica.
Le fotografie in bianco e nero provenienti dall’archivio della Fondazione ISEC attraversano lo
spazio della mostra come presenze riemerse da una memoria lontana. Immagini sottratte alla
quiete delle scatole d’archivio che tornano a occupare lo spazio dello sguardo. I cancelli della
Breda, della Falck, della Marelli, i cortili operai, le folle in sciopero restituiscono il paesaggio
industriale di Sesto San Giovanni e del nord-est milanese, territori sviluppatisi attorno alle
migrazioni interne del dopoguerra e alle lotte della classe operaia. Un paesaggio che non esiste
più, sostituito da depositi, magazzini e hub del delivery. La produzione ha ceduto il posto alla
logistica, al platform work, a nuove forme di sfruttamento che hanno trasformato il territorio e
dissolto le forme di relazione e conflitto nate in quel contesto.
Slittamenti visivi
È dentro questa frattura che Marconi interviene. L’artista lavora attraverso sovrapposizioni, collage,
innesti e slittamenti visivi che mettono continuamente in relazione passato e presente. Slogan,
frammenti di interviste e dettagli riferibili a temporalità più recenti, hackerano le fotografie
d’archivio, trasformandole in superfici aperte a nuove letture e restituendo profondità a una storia
spesso rimossa. Le fabbriche non vengono ricordate come semplici luoghi di produzione, ma
come dispositivi di socializzazione, conflitto e costruzione di identità collettive. Spazi in cui si
formavano legami, si elaboravano rivendicazioni, si immaginava un futuro condiviso. La loro
scomparsa coincide con quella di un intero immaginario di emancipazione.
Manifesto al presente, Asmerom
Nelle storie raccolte dall’artista, Asmerom, eritreo, racconta di aver lavorato sedici ore al giorno con
una paga di cinque euro l’ora in un magazzino dove non esisteva nemmeno uno spazio per
sedersi. Per anni nessuno ha avuto la forza di protestare, perché chi parlava rischiava il
licenziamento. Le nuove forme del lavoro contemporaneo agiscono proprio così, producono
isolamento, impediscono prossimità e riconoscimento reciproco. Eppure, nel racconto di Asmerom
continua a emergere una possibilità di resistenza: lentamente un gruppo inizia a organizzarsi, a
riconoscersi, a prendere parola.
Gli interventi a foglia d’oro – tra gli elementi formali più riconoscibili del progetto – portano
questa tensione nelle immagini. Evidenziano corpi e dettagli come apparizioni fragili, senza nulla di
celebrativo, sottolineano, danno luce, ma non monumentalizzano. In una delle immagini più
intense della mostra, una donna china durante una protesta ha il corpo interamente dorato, mentre
la scritta vogliamo emerge dal pavimento grigio. Non è soltanto uno slogan politico, è la traccia di
un desiderio collettivo che continua a insistere nel presente.
Lo stesso accade nelle immagini dedicate alle lavoratrici della Minerva. Una lavoratrice in sciopero
negli anni Settanta e Adrielly, sex worker che lavora oggi intorno a via Padova, condividono lo
stesso piano visivo sotto un cartello che recita Il mio corpo è arte. Le sovrapposizioni costruite da
Marconi cercano continuità emotive e politiche. Il corpo come strumento di lavoro e sfruttamento,
certo, e insieme come luogo di rivendicazione e presenza pubblica. Un’ambivalenza non risolta
che lega riconoscimento e perdita senza risolverne la tensione.
Spazi di desiderio
È il desiderio ad attraversare sotterraneamente l’intero progetto. Dalle testimonianze emerge una
relazione costante tra precarietà, assenza di libertà e impossibilità di proiettarsi nel futuro. Flora ha
danzato in compagnie famose, ha avuto un aneurisma a trent’anni, ha perso il contratto pochi
giorni dopo il ricovero. Si riconosce in Pierrot, il personaggio che ha amato di più, una figura
androgina, malinconica, innamorata della luna che non potrà mai avere.
Nel testo che accompagna il progetto, Marconi parla dell’urgenza di tornare a immaginare una vita
orientata al futuro. Capace di aprire spazi di desiderio e forme temporanee di resistenza. Questa
possibilità riaffiora nelle parole dei bambini della Scuola Media del Parco Trotter, che desiderano il
mare, la pace, le piante, ma anche la rabbia e la tristezza, “perché essere sempre felici annoia”.
Nelle loro voci sopravvive qualcosa che il mondo adulto sembra aver progressivamente smarrito:
la capacità di desiderare e di farlo insieme.
L’artista definisce Manifesto al Presente come “un dialogo intimo” capace di restituire “una
convivenza di corpi, lotte ed esperienze”. Ed è nella costruzione di questo spazio comune, fragile,
frammentato, ma ancora possibile, che il progetto trova la sua dimensione più politica.
Francesca Marconi, Manifesto al Presente
Fino al 30 giugno 2026
A cura di Gabi Scardi
Fondazione Corrente
Via Carlo Porta 5, Milano
Le Associazioni Donne In, Nestore e Collettivo Donne fotoreporter, con il supporto culturale di DcomeDesign, hanno organizzato, in collaborazione con la Fabbrica del Vapore – Comune di Milano, l’evento “Vecchia a chi?” Forum sulla longevità, che si svolgerà nella Sala Colonne della Fabbrica del Vapore dal 12 giugno al 4 luglio e sarà dedicato all’approfondimento delle tematiche inerenti alle stereotipie e all’ageismo nell’invecchiamento al femminile.
In allegato trovate il programma definitivo.
Ci auguriamo che vogliate assistere ai nostri incontri e diate la massima diffusione all’iniziativa.
Ringraziandovi, cogliamo l’occasione per inviarvi cordiali saluti
Lucilla Tedeschi
Presidente di Donne In
“VECCHIA A CHI?” FORUM SULLA LONGEVITA’
Sito: www.forumlongevita.it Mail: forumsullalongevita@gmail.com /
Segreteria Organizzativa: scatolacinesesystemsas@gmail.com cellulare 338 6288135
Programma:
Nella prima parte nella stanza arancione e poi nel giardino.
IL Qi Gong salutistico è una antica pratica taoista che ci permette di coltivare l’Energia (QI) attraverso il movimento (Gong) all’interno del nostro corpo.
Questo avviene attraverso:
Regolazione del corpo. Con piccoli movimenti precisi e consapevoli si controlla la forma. La nostra energia interna potrà scorrere liberamente senza incontrare ostacoli e ristagnare. Si ascolta come il corpo reagisce, si rilassa e si trasforma;
Regolazione del respiro. Armonizzando il respiro ci si mette in contatto con la natura, l’universo e si scopre come la respirazione naturale ci porta ad un rilassamento interno, profondo naturale e saremo in grado di controllare i nostri organi interni;
Regolazione della mente/cuore. Lasciare andare i pensieri, non fermarli, non rimuginare fa si che la nostra coscienza si sposti da uno stato di ansia ed agitazione ad uno stato di grande tranquillità.
La pratica del Qi Gong è fatta anche da esercizi fisici, emissione di suoni con i quali possiamo ascoltare come le vibrazioni arrivano nel profondo nel nostro corpo e portano un equilibrio Yin / Yang e conseguentemente ad un grande beneficio per la nostra salute psico-fisica.
Attraverso queste pratiche siamo in grado di ascoltare chi siamo e potremo raggiungere uno ottimo stato di salute ed equilibrio

Ingresso da Via Marsala, 10.
Saremo pronte ad accogliervi, ascoltarvi, e analizzare le vostre richieste così da poter trovare insieme le possibili soluzioni più adatte alle vostre esigenze.
Chi vuole fissare un appuntamento in quelle due ore, deve mandare un SMS al numero: 0039 375 717 7057 oppure scrivere a sportello@casadonnemilano.it

Inaugurazione della Mostra allestita in collaborazione da Cerchi d’Acqua e CADMI (Casa delle Donne Maltrattate Milano), nata all’interno del progetto “Orfani di femminicidio”. La mostra racconta attraverso trenta scatti e testimonianze le conseguenze invisibili su chi resta.
Dalle 18:30 alle 19:00 verrà offerto un aperitivo.
Saranno presenti la curatrice, fotografa e giornalista, Stefania Prandi e le operatrici di Cerchi D’Acqua e CADMI.
La mostra sarà aperta per tre giorni al pubblico.
Info: info@casadonnemilano.it
Presentato alla Berlinale 2025, segue l’incontro tra Gloria e Sofia, due ragazzine che costruiscono un legame profondo tra ospedali, silenzi e immaginazione. Un film poetico su identità, crescita e trasformazione.
18 giugno introduce il film il MixFestival e Vagaluna
Manifesto al presente. Francesca Marconi alla Fondazione Corrente
Fino al 30 giugno 2026
martedì, mercoledì e giovedì dalle 9 alle 12.30 e dalle 15 alle 18.30,
venerdì dalle 15 alle 18.30.
https://www.

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Fino al 30 giugno 2026
A cura di Gabi Scardi
Fondazione Corrente
Via Carlo Porta 5, Milano
martedì, mercoledì e giovedì dalle 9 alle 12.30 e dalle 15 alle 18.30,
venerdì dalle 15 alle 18.30.
https://www.fondazionecorrente.org/calendario/mostra-manifesto-al-presente-un-progetto-di-
francesca-marconi/
Alla Fondazione Corrente Francesca Marconi costruisce una drammaturgia di immagini, voci e
testimonianze
La parola manifesto porta con sé il peso delle grandi mobilitazioni, quelle da cui sono partite e si
sono sviluppate importanti lotte per i diritti sul lavoro e le forme di coscienza collettiva che hanno
attraversato il secolo scorso. Ma che cosa significa oggi quella stessa parola, quando le condizioni
del lavoro tendono sistematicamente a dissolvere la possibilità di formare un corpo
collettivo? Francesca Marconi la riprende e la usa come soglia critica in un progetto di ricerca
artistica e pratica archivistica che mette in tensione la memoria industriale del nord-est milanese
con le nuove forme di precarietà del contemporaneo, interrogando il modo in cui il lavoro incide
sulle vite, sui corpi e sulla possibilità stessa di immaginare il futuro.
Manifesto al Presente, ospitato dalla Fondazione Corrente fino al 30 giugno e sostenuto da nctm e
l’arte con la curatela di Gabi Scardi, nasce da anni di lavoro sul campo e si costruisce come una
drammaturgia di immagini, voci e testimonianze. È insieme una mostra e un dispositivo di ascolto
e riattivazione, che mira a restituire un nuovo senso alla storia, a tutte quelle esperienze di lavoro,
fragilità, migrazione e resistenza rimaste ai margini della rappresentazione pubblica.
Le fotografie in bianco e nero provenienti dall’archivio della Fondazione ISEC attraversano lo
spazio della mostra come presenze riemerse da una memoria lontana. Immagini sottratte alla
quiete delle scatole d’archivio che tornano a occupare lo spazio dello sguardo. I cancelli della
Breda, della Falck, della Marelli, i cortili operai, le folle in sciopero restituiscono il paesaggio
industriale di Sesto San Giovanni e del nord-est milanese, territori sviluppatisi attorno alle
migrazioni interne del dopoguerra e alle lotte della classe operaia. Un paesaggio che non esiste
più, sostituito da depositi, magazzini e hub del delivery. La produzione ha ceduto il posto alla
logistica, al platform work, a nuove forme di sfruttamento che hanno trasformato il territorio e
dissolto le forme di relazione e conflitto nate in quel contesto.
Slittamenti visivi
È dentro questa frattura che Marconi interviene. L’artista lavora attraverso sovrapposizioni, collage,
innesti e slittamenti visivi che mettono continuamente in relazione passato e presente. Slogan,
frammenti di interviste e dettagli riferibili a temporalità più recenti, hackerano le fotografie
d’archivio, trasformandole in superfici aperte a nuove letture e restituendo profondità a una storia
spesso rimossa. Le fabbriche non vengono ricordate come semplici luoghi di produzione, ma
come dispositivi di socializzazione, conflitto e costruzione di identità collettive. Spazi in cui si
formavano legami, si elaboravano rivendicazioni, si immaginava un futuro condiviso. La loro
scomparsa coincide con quella di un intero immaginario di emancipazione.
Manifesto al presente, Asmerom
Nelle storie raccolte dall’artista, Asmerom, eritreo, racconta di aver lavorato sedici ore al giorno con
una paga di cinque euro l’ora in un magazzino dove non esisteva nemmeno uno spazio per
sedersi. Per anni nessuno ha avuto la forza di protestare, perché chi parlava rischiava il
licenziamento. Le nuove forme del lavoro contemporaneo agiscono proprio così, producono
isolamento, impediscono prossimità e riconoscimento reciproco. Eppure, nel racconto di Asmerom
continua a emergere una possibilità di resistenza: lentamente un gruppo inizia a organizzarsi, a
riconoscersi, a prendere parola.
Gli interventi a foglia d’oro – tra gli elementi formali più riconoscibili del progetto – portano
questa tensione nelle immagini. Evidenziano corpi e dettagli come apparizioni fragili, senza nulla di
celebrativo, sottolineano, danno luce, ma non monumentalizzano. In una delle immagini più
intense della mostra, una donna china durante una protesta ha il corpo interamente dorato, mentre
la scritta vogliamo emerge dal pavimento grigio. Non è soltanto uno slogan politico, è la traccia di
un desiderio collettivo che continua a insistere nel presente.
Lo stesso accade nelle immagini dedicate alle lavoratrici della Minerva. Una lavoratrice in sciopero
negli anni Settanta e Adrielly, sex worker che lavora oggi intorno a via Padova, condividono lo
stesso piano visivo sotto un cartello che recita Il mio corpo è arte. Le sovrapposizioni costruite da
Marconi cercano continuità emotive e politiche. Il corpo come strumento di lavoro e sfruttamento,
certo, e insieme come luogo di rivendicazione e presenza pubblica. Un’ambivalenza non risolta
che lega riconoscimento e perdita senza risolverne la tensione.
Spazi di desiderio
È il desiderio ad attraversare sotterraneamente l’intero progetto. Dalle testimonianze emerge una
relazione costante tra precarietà, assenza di libertà e impossibilità di proiettarsi nel futuro. Flora ha
danzato in compagnie famose, ha avuto un aneurisma a trent’anni, ha perso il contratto pochi
giorni dopo il ricovero. Si riconosce in Pierrot, il personaggio che ha amato di più, una figura
androgina, malinconica, innamorata della luna che non potrà mai avere.
Nel testo che accompagna il progetto, Marconi parla dell’urgenza di tornare a immaginare una vita
orientata al futuro. Capace di aprire spazi di desiderio e forme temporanee di resistenza. Questa
possibilità riaffiora nelle parole dei bambini della Scuola Media del Parco Trotter, che desiderano il
mare, la pace, le piante, ma anche la rabbia e la tristezza, “perché essere sempre felici annoia”.
Nelle loro voci sopravvive qualcosa che il mondo adulto sembra aver progressivamente smarrito:
la capacità di desiderare e di farlo insieme.
L’artista definisce Manifesto al Presente come “un dialogo intimo” capace di restituire “una
convivenza di corpi, lotte ed esperienze”. Ed è nella costruzione di questo spazio comune, fragile,
frammentato, ma ancora possibile, che il progetto trova la sua dimensione più politica.
Francesca Marconi, Manifesto al Presente
Fino al 30 giugno 2026
A cura di Gabi Scardi
Fondazione Corrente
Via Carlo Porta 5, Milano
Mostra allestita in collaborazione da Cerchi d’Acqua e CADMI (Casa delle Donne Maltrattate Milano), nata all’interno del progetto “Orfani di femminicidio”. La mostra racconta attraverso trenta scatti e testimonianze le conseguenze invisibili su chi resta.
Nello SDV
Nella stanza arancione
Il laboratorio è riservato a chi partecipa l’assemblea di NUDM e specialmente a chi ha dato l’adesione alla fine della precedente assemblea.
A dieci anni dal vile assassinio di Berta Cáceres.
La sua voce continua a risuonare nelle lotte dei popoli indigeni, dei movimenti femministi e di chi difende la terra e i beni comuni. Per questo siamo particolarmente felici di ospitare in Italia, in un incontro pubblico straordinario, Bertita (Berta Zúniga Cáceres), figlia di Berta e oggi tra le principali figure del COPINH, insieme a Camilo Bermúdez, consigliere politico e responsabile del lavoro di giustizia e difesa dei diritti dell’organizzazione.
Sarà un’occasione per ricordare l’eredità politica e umana di Berta Cáceres, leader indigena lenca assassinata il 2 marzo 2016 per la sua opposizione ai progetti estrattivi che minacciavano il territorio del popolo Lenca. Ma sarà soprattutto un momento per guardare al presente: alla situazione dell’Honduras, alle sfide che le comunità indigene continuano ad affrontare, alle lotte che il COPINH porta avanti in difesa dei territori, dell’acqua, dei diritti delle donne e dell’autodeterminazione dei popoli.
Durante la serata verranno inoltre forniti aggiornamenti sul lungo percorso di ricerca della verità e della giustizia per Berta. Negli ultimi anni sono arrivate importanti condanne contro alcuni responsabili dell’omicidio e sono stati avviati nuovi strumenti di indagine, ma il COPINH e la famiglia Cáceres continuano a denunciare l’impunità che protegge ancora settori del potere politico ed economico coinvolti nel crimine.
Un incontro prezioso e raro, per ascoltare direttamente le voci di chi continua a trasformare il dolore in organizzazione, memoria in resistenza, e a ribadire che la lotta per Berta è una lotta per la giustizia, la democrazia e la difesa della vita.
Ci vediamo
Venerdì 19 giugno 2026 h. 18.30
Al Centro Sociale Cantiere
Via Monterosa 84 Milano (MM1-MM5 Lotto)
Sarà possibile cenare dopo l’incontro, e a seguire ci sarà lo spettacolo di Controvento.
Organizzano:
Libera, Un Ponte Per Milano-Monza, NonUnaDiMeno Milano, Centro Sociale Cantiere,
Comitato Acqua Pubblica Milano
Comitato Berta Vive Milano
Vi aspettiamo!
Berta vive! La lucha sigue!
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Mostra allestita in collaborazione da Cerchi d’Acqua e CADMI (Casa delle Donne Maltrattate Milano), nata all’interno del progetto “Orfani di femminicidio”. La mostra racconta attraverso trenta scatti e testimonianze le conseguenze invisibili su chi resta.

Nello SDV
