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VIOLENZA SULLE DONNE E LEGGE: COSA CI DICE LA STORIA

Quando una Legge gli consente di ammazzare avviene un paradosso infernale. Questo avveniva fino al 1981

Riguardo ai femminicidi, ai maltrattamenti in famiglia, alla violenza reiterata sulle donne.
Negli anni Sessanta la Corte Costituzionale, sancisce l’incostituzionalità dell’art. 559 c.p., nel quale solo adulterio della moglie viene punito.
Negli anni Settanta otteniamo il diritto al Divorzio, la riforma del Diritto di Famiglia, la depenalizzazione dell’aborto con la legge 194.
Nei pressi del nuovo millennio, ad agosto 1981 il Delitto d’onore e il matrimonio riparatore sono cancellati.

Ma, a quanto pare, restano segni quasi indelebili del patriarcato nostrano, ancora pervicacemente attaccato agli stereotipi del pater familias.
Si chiamava familiarmente Delitto d’onore quello dedicato all’art. 587 del codice penale. Dove si parlava espressamente di uccisione, omicidio, femminicidio oggi.

L’oggetto era la relazione carnale, sessuale diremmo oggi, lo stato d’ira, l’onore individuale o della famiglia. Praticamente veniva ridotta la pena per chi uccidesse la o il coniuge reo o rea di tradimento carnale. Lo stesso valeva per una figlia o una sorella. Tuttavia ancora a tutt’oggi  è generalmente l’uomo che giustizia la donna.
In questi fatti e in queste leggi, pur abrogate, risiede la radice del femminicidio attuale, si potrebbe dire di massa stando ai numeri. Il fenomeno ha origini evidentemente strutturali.

Franca Viola durante la Giornata internazionale della donna al Quirinale, Roma, 08 marzo 2014. ANSA / ETTORE FERRARI

Franca Viola durante la Giornata internazionale della donna al Quirinale, Roma, 08 marzo 2014. ANSA / ETTORE FERRARI

Allo stesso tempo era usufruibile il matrimonio riparatore, utile per cancellare con una coercizione uno stupro di fanciulla vergine. Il reato si estingueva se e quando lo stupratore accondiscendeva a sposarla.
Gli uomini si sentono ancora oggi disonorati per un  NO, per un rifiuto, per una separazione o divorzio, per una libera volontà della donna.
Evidentemente credono di avere ancora il diritto di uccidere. Forse nessuno ha mai detto loro a chiare lettere che questo diritto non è più in loro possesso, come non lo sono le donne.

Questo per significare che il reiterarsi delle varie forme di violenza sulle donne ha origini lontane nel passato ma anche molto vicine sotto forma di leggi, troppo tardi annullate. E non è un caso che si tratti di violenza domestica e che l’ira maschile più che l’onore ne sia la molla. Credo che sarebbe veramente opportuno un intervento sul piano culturale ed educativo riservato alle persone di genere maschile, una lotta senza tregua agli stereotipi che ancora provocano di fatto l’emarginazione minoritaria delle donne in un mondo di cui sempre e solo gli uomini detengono il potere.

Anna Maria Spina


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