di Vittoria Longoni
Incontro sul libro “Fuori la guerra dalla storia” della partigiana Lidia Menapace, curato da Monica Lanfranco, enciclopediadelledonne2025, il 24 aprile 2026 alle 18:00
Così ricordiamo la staffetta Lidia Menapace, che anche dopo gli 80 anni saliva e scendeva dai treni con la leggerezza di un’adolescente, sempre in movimento tra le città con un minimo bagaglio personale per incontri, convegni, impegni plurimi. Dormiva nelle nostre case con semplicità, ricordandoci che, da partigiana, si era abituata a dormire nei fienili.
Non era solo una donna estremamente simpatica e attiva, una compagna che non mancava mai agli appuntamenti importanti. Nel corso della sua lunga vita (nata nel 1924, ci ha lasciato nel 2020) ha attraversato vicende, pensieri, attività e riflessioni essenziali da rivedere e analizzare oggi. Percorsi in parte simili a quelli di altre della generazione degli anni Sessanta e successivi, ma accompagnati da un’attività di scrittura profonda e molteplice. Il libro “Fuori la guerra dalla storia” curato da Monica Lanfranco per Enciclopediadelledonne, 2025, offre un contributo importante alla ricostruzione del suo pensiero e della sua biografia. Raccoglie i suoi scritti pubblicati negli anni dalla rivista Marea (diretta da Lanfranco) e altre testimonianze.
Lidia Menapace ha attraversato le vicende complicate dei suoi e nostri decenni mantenendo sempre una vivace, spiccata autonomia di pensiero e di scelte di vita. Aveva una sua bussola interiore che la guidava con immediatezza a orientarsi in modo concreto tra ideologie, movimenti, associazioni, eventi, restando fedele a sé stessa. Scegliendo sempre il meglio, dal punto di vista dei valori, tra ciò che la storia e la società le proponevano. Nata in una famiglia cattolica piuttosto aperta, fin da bambina aveva visto “sparire” dalla classe due compagne ebree, discusso coi genitori e gli amici i fatti politici e civili; presto ha agito nel campo di un cattolicesimo impegnato e orientato a sinistra e si è rivolta a un insegnante per entrare in contatto con la Resistenza, come scelta necessaria e ovvia. Da allora si è sempre definita “partigiana”.
Staffetta instancabile e coraggiosa, trasportava messaggi, cibi, medicine. A volte le hanno chiesto anche di portare esplosivi e componenti di dinamite: non si tirava indietro, ma prima voleva accertarsi che servissero per far saltare ponti e non per compiere massacri. Nonviolenta per scelta e per convinzione profonda, anche in mezzo a una lotta armata, e negli ultimi decenni. Nella Resistenza ha visto soprattutto un momento di grande formazione politica. Ha attraversato il cristianesimo impegnato e il marxismo e poi con la stessa lucidità ha superato e contaminato il marxismo col femminismo e con un impegno costante ai diritti umani e civili.
Quindi dinamismo intellettuale, docenza universitaria, attività politiche e amministrative, partecipazione alla fondazione e alla vita del quotidiano Il Manifesto, scrittura di molti saggi e articoli, candidature con gruppi diversi della sinistra, ed elezioni (due volte al Parlamento), il tutto con coerenza limpida. Ne parleremo nell’incontro di venerdì 24 aprile, nell’ambito delle riflessioni sul 25 aprile, con l’aiuto di alcune sequenze di un docufilm in cui Monica Lanfranco dialoga con Lidia in occasione dei suoi 80 anni e con un contributo da remoto di Liliana Moro della Libera Università delle Donne.
@Foto di copertina Lidia Menapace alla Casa delle Donne. di Livia Sismondi

