L’incontro di lunedi 18 maggio 2026, dedicato al DDL Bongiorno sul consenso sessuale non vuole essere un momento isolato, ma il risultato di un percorso più ampio che il tavolo “Temi Politici” sta portando avanti.

L’obiettivo è costruire uno spazio di confronto capace di far emergere temi condivisibili tra le socie, senza rinunciare alla possibilità di esprimere una voce pubblica comune, chiara e riconoscibile. In questo senso, la discussione sul consenso si colloca dentro un lavoro politico e culturale più vasto, che riguarda il modo in cui la società continua a leggere, nominare e affrontare la violenza maschile sulle donne.

Il dibattito a cui hanno partecipato Virginia Dascanio, avvocata penalista (NUdM), Francesca Garisto, avvocata penalista (CADMI), Claudia Pecorella, docente di Diritto penale presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, ha mostrato quanto sia importante partire da un linguaggio condiviso. Parlare di consenso, infatti, non significa soltanto discutere una definizione giuridica, ma interrogarsi su come vengono pensate le relazioni, il desiderio, il potere e i confini personali. Il tema tocca da vicino la cultura patriarcale, che per lungo tempo ha normalizzato l’idea che il corpo delle donne fosse disponibile, interpretabile, negoziabile o addirittura conquistabile al di fuori di un consenso pieno, libero e consapevole. Portare questo tema nello spazio pubblico significa quindi spostare lo sguardo dalla sola dimensione del reato alla più ampia questione del rapporto tra uomini, donne e potere.

Per questo, l’incontro è stato importante anche come momento di elaborazione collettiva. Il tavolo “Temi Politici” sta lavorando proprio per individuare questioni che possano tenere insieme sensibilità diverse, senza appiattire il confronto ma costruendo una base comune da cui partire. La sfida non è solo trovare posizioni condivise, ma farle diventare parole pubbliche efficaci, capaci di parlare fuori dal gruppo e di intervenire nel dibattito sociale con autorevolezza. In questo senso, il consenso non è solo un tema giuridico: è un nodo culturale, politico e simbolico che riguarda il modo in cui riconosciamo l’autodeterminazione delle donne.

Nel corso della discussione è emersa con forza anche la necessità di non ridurre tutto a una questione tecnica. La violenza maschile sulle donne non è un fatto individuale o episodico, ma un fenomeno strutturale che affonda le radici in rapporti sociali diseguali, in stereotipi di genere e in una cultura che troppo spesso minimizza, giustifica o rende invisibili le aggressioni. Parlare di consenso significa allora anche cambiare il linguaggio con cui raccontiamo la violenza, riconoscendo che non basta punire i comportamenti più gravi se non si mette in discussione l’immaginario che li rende possibili.

Il valore di questo incontro sta proprio qui: nel tentativo di intrecciare riflessione politica, attenzione culturale e responsabilità pubblica. La Casa delle Donne continua così a essere uno spazio di costruzione collettiva, dove il confronto non serve soltanto a definire una posizione, ma a rafforzare una voce comune capace di intervenire sui grandi temi del presente.

In questo caso, parlare di consenso significa parlare della libertà delle donne, della qualità delle relazioni e della necessità di contrastare una cultura della sopraffazione che ancora attraversa la società.