di Antonella Eberlin
Senza il suo “consenso libero ed attuale” è violenza.
La proposta di legge sulla violenza sessuale, firmata da Giulia Bongiorno, sostituisce il criterio del “consenso” con quello della “mancanza di volontà/contrarietà”. Con questo cambiamento, si richiede alla vittima di dimostrare di aver manifestato dissenso, complicando denunce in casi di freezing o trauma. Risultato: probabilmente più archiviazioni, procedimenti più lenti e ritorno alla vittimizzazione secondaria.
Questa non è solo una norma: è un passo indietro che ferisce il cuore del lavoro dei centri antiviolenza. I centri antiviolenza, che garantiscono supporto quotidiano alle donne e percorsi educativi nelle scuole, vedono minacciato il loro lavoro. La norma svaluta anni di sensibilizzazione sul consenso, rendendo più difficile aiutare le vittime e proseguire i processi penali. Dicono giustamente: la violenza non è mai colpa della vittima. Eppure, questa proposta la colpevolizza, complica i processi e svaluta chi lotta per un mondo più sicuro.
Ma la rete femminista risponde con una mobilitazione unitaria. Il 15 febbraio, anniversario della legge del 1996, ci saranno azioni diffuse in tutta Italia, ci si mobiliterà ovunque, e a Milano ci daremo appuntamento in Piazza Medaglie d’oro dalle 14:00.
È il momento di una presenza diffusa, per far sentire la nostra voce. Che nessuna è sola.
Questa lotta tocca le nostre figlie, le nostre compagne, noi stesse. Costruiamo comitati nazionali e territoriali. Il 28 febbraio ci sarà a Roma una manifestazione nazionale. Organizziamo pullman, raccogliamo contatti per non lasciare indietro nessuno. Useremo parole semplici – consenso, desiderio, “il problema è lui”.
Uniamoci con urgenza: la rete è la nostra forza. Insieme, cambiamo la storia. Questa proposta è regressiva: sposta il peso della prova sulla vittima. La mobilitazione del 15 febbraio e quella del 28 Febbraio sono essenziali per opporsi,

