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Storie di (stra)ordinaria visibilità

Stella è bella, bionda, alta, faceva la modella da quando aveva sei anni “perché così tutti erano contenti”, genitori in primis. Solo che poi, durante un concorso, si è trovata le mani addosso del politico di turno e ha sentito che no, non poteva continuare, c’è un limite a quello che puoi fare per rendere tutti contenti.

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La mamma di Monica, alla fine del suo percorso di transizione – ovvero alla ratifica del nome sui documenti, finalmente donna anche per lo Stato italiano – le ha detto: “bene, ora puoi goderti il tuo traguardo e la nuova vita”. Forse pensava a un futuro fidanzato, ma Monica le ha detto che nel frattempo aveva scoperto di essere lesbica. La madre, serafica, dopo un attimo le ha risposto: “…e c’è altro che devi dirmi?”.

Viviana viene da Napoli e quando è arrivata in Brianza ha cercato luoghi di ritrovo per persone gay e lesbiche, ma non ce n’erano. “Perché, qui in Brianza, gay non ce ne sono”, le dicevano tutti.

11412138_857708757628267_5695378237681277991_nLei però non era convinta, così ha fondato un’associazione e, la sera dell’inaugurazione, si sono presentate 600 persone. Il giornalista che l’ha intervistata il giorno dopo le ha chiesto per prima cosa se fra questi 600 ci fossero state anche delle “persone normali”.

Lizzeth è la più giovane, peruviana di origine, lunghe treccine e un tatuaggio bellissimo. Ha alle spalle un marito violento e già morto, sta crescendo un bambino che ora ha sei anni e ha fondato un gruppo che si occupa di adolescenti di “seconda generazione” lgbt.

148778_857708494294960_2615262531094904880_nCogliendo l’occasione della Pride week, la settimana di eventi in preparazione al Milano Pride, aver invitato queste quattro donne, lesbiche e militanti, ha significato per prima cosa poter finalmente dire che “la lesbica” non esiste. Esistono le lesbiche, ovvero donne che condividono un orientamento affettivo e sessuale, ma fra le quali ogni altro elemento di comunanza è casuale e variabile. Così, Viviana vuole cambiare il mondo con gli uomini e si dichiara fortemente non femminista, Stella salta sulla sedia perché invece il femminismo è una parte fondamentale del suo percorso di vita e di pensiero, Liz si spende per combattere il razzismo delle persone omosessuali e l’omofobia nelle/i migranti, Monica parte da una militanza trans e poi si ritrova a dare consigli di cuore e di vita alle donne, etero e non.

11692559_857708207628322_7468910380302816703_n (1)Ci siamo incontrate per parlare di visibilità, l’unica altra cosa che certamente accomuna le nostre ospiti e, in effetti, sul senso di dirsi pubblicamente non c’è stata nessuna incertezza, erano (eravamo) tutte d’accordo.

Uscire dall’ombra, per quanto possa essere duro e difficile, è l’unico modo per essere se stesse, per smettere di avere paura, per stare con interezza nel mondo, per non vivere da fantasmi e restituire rispetto e dignità a noi stesse prima di tutto, e di conseguenza anche a chi sceglie di condividere la sua vita con noi.

Tra molte risate, il racconto di qualche dolore, un paio di provocazioni ben assestate e queste quattro storie di vita che si srotolavano davanti a noi, due ore sono passate in fretta; chi si aspettava di trovarsi davanti una noiosa apologia della scelta militante del “venir fuori”, si è invece trovata di fronte a quattro bei volti che, con semplicità e grande interezza, hanno parlato di sé, anche grazie alle domande distese che ha fatto Stefania Prandi, la giornalista esperta in questioni di genere che ha condotto l’incontro.

11017066_857708214294988_5636018629092725449_nQuello che è successo dopo, è stata una reazione a catena di coraggio e forza di dirsi. Dalle due giovanissime che sono entrate tenendosi a distanza e sono uscite mano nella mano, alla ragazza che il giorno dopo mi ha scritto per chiedermi di ringraziare tutte, che alla Casa ha respirato coraggio e ha deciso che allora anche lei, nell’ombra non ci vuole stare più, fino ad arrivare alla donna che all’uscita aveva gli occhi lucidi.
“Perché” mi ha detto, “è la prima volta che vedo altre donne come me. E non mi aspettavo fossero così belle”.

Cento di questi Pride, Casa!
Michela Pagarini

(L’incontro, di cui qui trovate i dettagli qui il fotoalbum, è avvenuto venerdì 26 giugno 2015)

 

 

 


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