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D. Pellegrini: due guerriere in dialogo

danielaDaniela ha una visione radicale, dice Antonella, che costringe a riflettere sulle modalità per risolvere situazioni di disagio, smantella le procedure convenienti  e dà spunti per immaginare processi diversi, chi legge non può sottrarsi. Lei scrive partendo da sé e dalla sua vita in un processo creativo. 

Il nuovo libro di Daniela PellegriniLa materia pensante del relativo plurale“ è entusiasticamente presentato da Ilaria Baldini alla Casa delle donne e giustamente lo interpreta come una eutopia.

Fuori dai dualismi di genere che incatenano corpo e mente, Daniela vuole immaginare relazioni dove la genitalità stretta non ha più alcun senso ma tutte le parzialità di piacere e desiderio, d’esserci e azione hanno espressione e respiro senza strettoie, fili spinati, cecchini.

Chiede a noi Ilaria Baldini “Come autorizzarci ad una resistenza al patriarcato che rovesci valori discriminanti, complicità, cooptazioni messi in atto da noi donne per sopravvivere?

Daniela, lei dice, fa le domande giuste per dare risposte appropriate fuori dal dualismo antagonista maschio-femmina.

Che senso ha dunque nel contesto attuale parlare di  differenze senza dire quali?

Cos’è oggi l’autenticità del cosiddetto femminile dentro l’inautentico dell’imposizione ben al di là di ”donna non si nasce ma si diventa”?

Cosa diremmo se non con il saperlo dire a corpo libero e libero pensiero e parole se non con la messa in atto di ciascuna dopo un percorso autocosciente di ricerca e riconoscimento della propria singola autenticità.

La differenza non è dissociarsi, differire e perciò allontanarsi, separarsi. È libero essere valore dei tutti e dei ciascuno in relazione. E comprensione (pag.86-87).

La risposta di Daniela Pellegrini è dunque su più fronti.

Emotivo “matura accettazione della parzialità oggettiva compiuta in sé che noi siamo, e non infantile sensazione di mancanza da colmare.”

Decostruttivo soprattutto. Il maschio privato della potenza riproduttiva non ha saputo elaborare una relazione con il corpo materno se non in modo appropriativo e distruttivo a tutti i livelli di senso. La monetizzazione dei corpi, delle vite, virtualizzati tramite il denaro propria del DUE  in competizione è la radice della deresponsabilizzazione maschile e del razzismo “non son figli miei”.

Daniela: la messa in atto del corpo maschile si stacca dalla radice materna e dall’esistenza perché trova identità solo nella diversità da quel corpo che lo genera, negazione della materia perché non ne sente la possibilità di partecipazione e gestione. La natura è matrigna perché  egli non partecipa della sua potenza e la privatizza e se ne appropria, non elabora una relazione che non sia di possesso e sfruttamento. Agisce la propria materia in modo distruttivo competitivo e non rigenerativo nella cura e nella relazione, nell’amore. È una materia che organizza il pensiero fuori di sé, le differenze vengono lette per essere normate.

Come uscire dal tradimento della comune materia, dall’odio, dalla rivalsa e dalla competizione contro di essa degli uomini’ mangia materia a tradimento e ciuccia latte a sfornar pene? (pag.163)

Quello che mi intriga nei tuoi  testi è la volontà di costruire un linguaggio diverso inventando parole nuove che possano affrontare il problema della falsa memoria di un dualismo di genere considerato naturale. Per esempio domando: Donnità cos’è precisamente?

Costruttivamente ho scelto questo termine dato che femminilità non è precisamente ciò che intendo.

Il femminile imposto, come termine è inadeguato: tra le diversità delle donne prendono davvero spazio nuove realtà agibili ed elaborabili fuori dal paradigma patriarcale .

Donnità è la materia vivente e riproduttiva responsabilmente accettata, è la base comune e sapiente della specie, è la materia pensante dei relativi plurali di ogni parzialità che siamo noi, così come si è.

La mia proposta sembra visionaria. La materia ha mille modi di esprimersi singolarmente nelle parzialità nelle loro evoluzioni dentro il tutto…il saperlo diversamente insieme è il parziale delle pluralità sapienti del tutto. IL LUOGO TERZO è il luogo corporeo, culturale e simbolico della messa in atto vitale per la nostra specie.

Anita, come concili, chiede, separatismo e corresponsabilità dei viventi uomini e donne?

Per i maschi si tratta di riattingere alla percezione della propria esperienza fetale anche come proprio parziale in quanto embrione di vita, riattivare responsabilità dell’esserci. Potrà prendere vita una genealogia incrociata che condivide e valorizza il parziale di ciascun vivente.

Tu, con questo libro, interviene Elena hai buttato la palla in mano a noi e ci tocca dimostrare cosa siamo capaci di fare…portare avanti queste riflessioni senza rischiare derive trascendenti. La materia vivente è un’intuizione ispirata.

Per Ilaria è importante continuare la riflessione. Siamo in un momento difficilissimo la stessa GPA è restare nel sogno patriarcale: un corpo di servizio. Si ripropone la prostituzione di Stato: bisogna parlarne mettere in discussione le pretese maschili e non c’è un unico percorso. Pensare e lavorare per un nuovo paradigma di senso, per una sessualità diversa, fuori dalla violenza.

Alternativo alla “carta dei diritti“ maschile, la “Materia dei rispetti” proprio perché la relazione affermi la reciprocità reale dei soggetti e il loro riconoscersi in relazione e collettivamente. Affinché dia atto del rispetto dovuto e riconosciuto di ciò che a tutti spetta. E che tutti rispetta…

Non mercati ma meriti rigenerativi quelli che ciascuna parzialità mette in atto per produrre una ricaduta relazionale e ridistribuzione collettiva. La vita è felicità di reciproci e plurimi contatti. ( pag. 165)

Manuela Pennasilico


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