Il 10 maggio 2023 il Parlamento Europeo ha concluso con un voto favorevole la procedura di adesione dell’Unione Europea alla Convenzione di Istanbul, il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante a tutela delle donne contro qualsiasi forma di violenza. Ma Lega, Fratelli d’Italia e tre esponenti di Forza Italia si sono astenuti, mentre due deputate della Lega hanno votato contro.

L’iter che sì è concluso il 10 maggio è stato lungo, perché alcuni Paesi europei non hanno mai ratificato la Convenzione, approvata l’11 maggio 2011, ed è stata necessaria una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione per sbloccare la situazione consentendo l’approvazione a maggioranza qualificata anziché all’unanimità. In Italia la Convenzione era stata ratificata nel 2013.

Su questa gravissima decisione politica, Di.Re, la rete donne antiviolenza, ha scritto una lettera aperta alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni (https://www.direcontrolaviolenza.it/lettera-aperta-alla-presidente-del-consiglio-giorgia-meloni/)

Ne pubblichiamo il testo integrale.

Egregia Presidente del Consiglio,

abbiamo appreso dalla stampa che Fratelli d’Italia e Lega si sono astenuti durante la votazione per l’adesione dell’Unione Europea alla Convenzione di Istanbul, strumento internazionale per la tutela dei diritti delle vittime di maltrattamento e violenza. Addirittura, durante la votazione ci sono stati due voti contrari da parte di due esponenti dei partiti italiani che fanno parte della coalizione del Governo da Lei presieduto.

Ancora di più ci preoccupano le dichiarazioni di Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento Europeo, e dell’eurodeputato Vincenzo Sofo, secondo i quali la Convenzione di Istanbul diventa il cavallo di Troia per imporre l’agenda gender: si tratta di argomentazioni prive di fondamento e che mettono in discussione tutto l’impianto antiviolenza che da anni si sta cercando di costruire e che tentano di allineare l’Italia ai Paesi europei che si stanno distinguendo per il contrasto ai diritti delle donne.

La Convenzione di Istanbul è un trattato internazionale che detta le linee e gli interventi da mettere in campo per contrastare in maniera sistemica e strutturata il fenomeno della violenza contro le donne e indica quali strategie attuare per dare forza alle vittime. Nonostante in Italia il Parlamento abbia autorizzato la ratifica con la legge n. 77/2013, questa è ancora ampiamente disattesa, con ricadute negative sui percorsi di uscita dalla violenza come, ad esempio, la vittimizzazione secondaria delle donne.

D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza – ha già denunciato l’inadeguatezza delle risposte istituzionali in due ricerche qualitative pubblicate nel 2021 e 2022, e anche il rapporto 2020 del Grevio (organismo di esperti ed esperte indipendenti, incaricato di monitorare l’attuazione della Convenzione, NdR) e la Commissione di inchiesta sul Femminicidio della scorsa legislatura hanno messo in luce le criticità che ne rendono difficile l’applicazione, o come nel recente Rapporto delle organizzazioni di donne sull’attuazione della Convenzione di Istanbul in Italia. Uno degli ostacoli è la persistente sottocultura che alimenta discriminazioni e violenza e mantiene in essere asimmetrie di potere tra uomini e donne. Non può esserci nessuna evoluzione positiva nella condizione delle donne se quelle che arrivano a ruoli di potere e responsabilità non lavorano per abbattere le discriminazioni sessiste e non si impegnano per garantire la libertà dalla violenza di tutte.

Lei è la prima presidente del Consiglio in Italia, un Paese che conta una donna uccisa ogni tre giorni, che conta milioni di donne vittime di violenza maschile e che si colloca nella classifica sul Gender Gap del World Economic Forum al 63° posto. Che cosa ha intenzione di fare?