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Rompere i patti con la Libia. Un appello urgente

L’Italia rompa immediatamente i patti dell’orrore con la Libia
No alla barbarie, ai razzismi, all’odio, alle politiche di morte

nomuri no recintiTorture, abusi, violenze di ogni tipo contro i migranti detenuti nei veri e propri lager libici chiamati ipocritamente campi. Luoghi dell’orrore in cui le donne vengono sistematicamente stuprate. Di questa barbarie tutti i nostri recenti governi sono stati oggettivamente complici, siglando patti e fornendo assistenza e mezzi alle bande di schiavisti che in Libia spadroneggiano e gestiscono il potere dietro una finta ufficialità.

Il rinnovo automatico di questi patti scellerati che scatterà il 2 novembre è una vergogna per l’umanità e per questo Paese che sembra non conoscere più la differenza fra il bene e il male, fra il giusto e l’ingiusto, fra l’umano e il disumano. Non vogliamo consolarci aspettando che la storia un giorno giudichi come meritano queste barbare politiche perché nel frattempo muoiono donne, uomini e bambini, annegando sotto i nostri occhi nell’indifferenza ormai generale. Non crediamo ai cosiddetti “miglioramenti” che sarebbero soltanto un’ipocrita copertura.

Vogliamo che questo orrore finisca subito. Da anni come donne e femministe lo stiamo denunciando. Chiediamo un’Europa dei diritti umani, dell’accoglienza, della solidarietà, della giustizia sociale, della convivenza. Chiediamo che si consentano ingressi con voli regolari, permessi umanitari, dignitosa accoglienza, speciale protezione per le donne migranti costrette a subire ogni sorta di violenza.

Ribadiamo che non esistono clandestini ma solo persone in cerca d’asilo, per qualsiasi ragione. Condanniamo le politiche di morte contro le persone migranti, politiche che colpiscono al cuore il senso stesso della democrazia anche per noi cittadine e cittadini dei paesi occidentali, colonialisti evidentemente non pentiti. Già lo si sta vedendo nel drammatico rinascere di ideologie razziste e autoritarie in tutta Europa, un tempo considerata la patria dei diritti umani.

Questa tragica deriva sta ridando vita al peggior patriarcato e al peggior neoliberismo, due forze non solo contrarie a un mondo che sia giusto per tutte e tutti, ma soprattutto nemiche delle donne, e questo lo sappiamo molto bene.

Un governo che ignori anche questo appello, l’ultimo di tanti che da anni abbiamo lanciato, avrà la gravissima responsabilità di aver chiuso gli occhi di fronte all’orrore per miserabili ragioni di realpolitik, quella realpolitik che da sempre le istituzioni invocano come alibi per coprire ogni sorta di ingiustizia e di violenza.

Chiediamo la rottura immediata dei patti con chi tortura, stupra e uccide le persone, chiediamo la fine dell’orrore.

Invitiamo tutte le donne a farlo. Un gesto di giustizia, di speranza, di fiducia in un altro mondo possibile.

Rete femminista No muri No recinti

Casa delle donne di Milano, Casa delle donne di Roma, Giardino dei Ciliegi Firenze, Donne in Nero, Libera Università delle Donne, Dora-Donne in Val d’Aosta, Femminile Maschile Plurale Ravenna, Clr Coordinamento Lesbiche romane, LesbichedelKesbilè

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Lucianella Cafagna, Augusto Alba Dalmasso, Lucia Alba Davico, Annalisa Alimandi, Serenella Angeloni Cortesi, Clotilde Barbarulli, Maria Brighi, Giuliana Campanaro, Annalisa Comuzzi, Cecè Damiani, Marianita De Ambrogio, Nadia De Mond, Elisabetta Donini, Nicoletta Gandus, Severina Gangere, Margherita Granero, Magda Gregorat, Ionne Guerrini, Francesca Koch, Mirca Leccese, Floriana Lipparini, Francesca Magni, Roberta Mazzanti, Alessandra Mecozzi, Francesca Moccagatta, Liliana Moro, Ivan Morini, Adriana Nannicini, Luciana Negro, Celeste Nicoletti, Maria Paola Patuelli, Manuela Pennasilico, Nicoletta Pirotta, Filomena Rosiello, Antonia Sani, Anita Sonego, Patrizia Sterpetti, Anna Valente, Pinuccia Virgilio

Per adesioni: nomurinorecinti@gmail.com


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