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Mille e una: con Rosalie per rileggere la storia

La scrittrice Maria Attanasio (al microfono), alla sua sinistra Maria Luisa Betri, professoressa ordinaria di Storia Contemporanea all’Università degli Studi di Milano

La scrittrice Maria Attanasio (al microfono), alla sua sinistra Maria Luisa Betri, professoressa ordinaria di Storia Contemporanea

7 marzo 2019, lo Spazio da Vivere della Casa delle donne si anima in anticipo di visitatrici e visitatori mentre le immmagini, sapientemente assemblate da Filomena Rosiello, scorrono sulla grande parete: il fine busto di marmo di Rosalie Montmasson Crispi, una sua foto in età matura con un austero vestito nero sul cui corpetto spiccano la medaglia dei Mille e la croce di brillanti regalatale da Garibaldi e poi la camicia rossa con la quale volle essere sepolta e ancora Crispi giovane, repubblicano e liberale e uno brizzolato, deputato moderato, monarchico, uomo di potere.

A sala completamente piena, incomincia la storia. Una storia di amore e di ideali e una storia di tradimento e solitudine. La vicenda privata della coppia Rosalie e Francesco Crispi segue il paradigma di quella politica, ne subisce l’involuzione e il drammatico epilogo. Rosalie viene disconosciuta dal marito, ormai potente, e dalla Storia. Lei che lo aveva sostenuto con i suoi lavori umili e la sua passione amorosa e rivoluzionaria durante i periodi di esilio, lei che aveva fatto da staffetta in Europa portando i dispacci dei cospiratori e rischiando la vita, lei che rimase sempre fedele a lui e agli ideali repubblicani dell’Unità d’Italia. Lei che, per questo, fu l’unica donna tra i Mille ad imbarcarsi a Quarto alla volta di Marsala. Quanti sanno che fra i Mille c’era una donna? E dove è finita Rosalie Montmasson Crispi nella Storia? Persa, le poche tracce dimenticate, sepolte. Un oblio perpetrato da un uomo solo e allargatosi a un coro di storici.

Rosalie Montmasson Crispi

Rosalie Montmasson Crispi

I gruppi Libr@rsi e Bibliomediateca hanno voluto presentare alla Casa il romanzo che la racconta, come primo momento di un ciclo intitolato Donne tra Storia e Letteratura e che continuerà fino all’autunno. All’inizio dell’incontro viene specificato che il tema non vuole porre accademici parallelismi tra Storia e Narrativa ma indagare quanto e come l’una contamini l’altra, quale funzione ciascuna assuma in questa contaminazione e quindi, in ultima analisi, se la Letteratura contribuisca ad una comprensione più profonda e completa della Storia e quanto questa dia vitalità alle pagine letterarie. Viene aggiunta anche un’ipotesi da percorrere: la narrativa può essere un’occasione per strappare dal silenzio e dall’oscuramento gli eventi minori ma non meno significativi e le fasce sociali trascurate, tra cui le donne, non meno incisive nello scorrere storico?

Si è, dunque, preso La ragazza di Marsiglia come esempio di questa questione, indirizzandola alle due ospiti: l’autrice del libro Maria Attanasio e Maria Luisa Betri, professoressa ordinaria di Storia Contemporanea all’Università di Milano. La professoressa Betri, invitata per i suoi studi e corsi sulla Storia del Risorgimento e Storia delle donne, nonché per quelli sui contesti contadini e popolari della società lombarda tra la fine dell’Ottocento e inizi del Novecento, risponde in modo puntuale e chiaro. E lo fa su due piani: La ragazza di Marsiglia è una prova inequivocabile di quanto realmente accaduto in quei decenni, sui quali la storia ufficiale ha operato tagli e usato toni celebrativi tali da consegnare ai posteri un ritratto semplificato e in parte distorto. Questo romanzo rappresenta, quindi, uno strumento prezioso per una comprensione e interpretazione storica più completa e corretta. Sul secondo piano, conferma che la recente storiografia poggia su un puntuale lavoro di ricerca dei documenti d’archivio che forniscono tracce, sia dirette che indirette, sulle compagini storico-sociali di tutte le epoche e quindi una concreta possibilità di scrivere una Storia includendo le categorie sociali trascurate. Da qui, dunque, una nuova storiografia in cui anche le donne sono visibili nella loro funzione, armata o non armata, nella Storia.

La professoressa chiede, poi, alla scrittrice di parlare della personalità di Rosalie in quanto donna e Maria Attanasio lo fa con la passione che la lega all’eroina dei Mille e di cui le pagine del libro sono impregnate. Ma si aggancia subito anche a quanto detto da Betri, raccontando al pubblico di come ha scoperto della Montmasson, della sua ricerca dei documenti e dei riscontri. Un intenso e difficile girovagare tra scritti, testimonianze orali, tra personaggi storici e persone viventi che l’hanno condotta sulle tracce della donna e della sua storia che è diventata storia di tutti. Anche nostra, oggi. La ricerca, pur nel suo rigore, viene raccontata con la suspense di un’indagine investigativa. L’entusiasmo che man mano ne derivava viene trasmessa all’audience, inchiodandola ad un’attenzione emotiva palpabile. Arrivano poi le domande, insieme ad alcuni interventi mirati da parte di giovani storiche e ricercatrici.

Un pomeriggio intenso in cui gli alti livelli culturali hanno illuminato sia l’ambito letterario sia quello storico e a un certo punto si sono fusi nel modo più fluido e fertile possibile. A microfono spento, in sala sono  rimasti forti i messaggi della storica e della scrittrice: un modo per dare vita a una nuova storiografia c’è, un modo per documentare le donne nel loro tempo c’è e raccontarle dà loro rilievo e contribuisce alla Storia.

Resta solo una domanda: come portare fuori dagli atenei e alla portata di tutti la ricerca e l’innovazione che stanno attraversando una nuova generazione di docenti e di ricercatrici?

Non disperiamo di saperlo, dopo questo intenso pomeriggio.

Angela Giannitrapani


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