Set
30
Gio
2021
Inaugurazione della mostra fotografica “Mi curo di te” @ Casa delle Donne di Milano
Set 30@18:00

Nell’ambito del Photofestival 2021:Inaugurazione della mostra fotografica “Mi curo di te” 14 fotografe raccontano l’accudimento e l’incuria ai tempi del coronavirus con linguaggi che spaziano dal reportage al ritratto, a ricerche dove si intrecciano fotografie, disegni e frasi. Dalle città svuotate di vita l’attenzione si sposta spesso negli interni, là dove ci si confronta con se stesse o  s’intrecciano rapporti intimi. Ma anche là dove in molti casi la necessità della cura è caduta pesantemente sulle spalle delle donne, con figli a casa o parenti anziani abbandonati da un welfare assente o spaventosamente inadeguato. La fotografia diviene così testimonianza di una vicinanza, traccia di un bisogno di ridare voce o volti a chi soffre o a chi è scomparso, a chi è rimasto senza la presenza di chi amava o a chi nell’ombra si fa carico dei bisogni degli altri con empatia, ma anche a chi resiste nonostante tutto. Là dove la città si rianima è per divenire uno spazio per protestare contro ingiustizie e bisogni disattesi da un sistema pubblico insufficiente; per esprimere con forza, collettivamente, la necessità di ricostruire un welfare orizzontale, capace di partire dalle esigenze concrete delle donne, delle persone. Questi racconti al femminile – a volte giocosi, a volte intensamente sofferti – ci ricordano che la cura rientra nell’ordine delle cose essenziali della vita, per conservarla nel tempo e per darle un senso che vada al di là del puro esistere corporeo. Ci invitano a riconoscere la nostra fragilità,  ma puntano anche il dito per indicarci l’importanza e il valore di essere vicini agli altri per offrire conforto e non solo o troppo spesso (come è accaduto a molte donne) per supplire a servizi assenti e a all’incuria.

date di svolgimento: dal 30 settembre al 14 ottobre 2021

spazio: Spazio da vivere

indirizzo – Via Marsala, 8 – 20121Milano

giorni e ora di aperture: dal lunedì al venerdì: ore 16-19

Mercoledì ore 10.30-13.00

Luogo: Casa delle Donne di Milano

Ott
1
Ven
2021
Mostra fotografica “Mi curo di te” @ Casa delle Donne di Milano
Ott 1@16:00–19:00

14 fotografe raccontano l’accudimento e l’incuria ai tempi del coronavirus con linguaggi che spaziano dal reportage al ritratto, a ricerche dove si intrecciano fotografie, disegni e frasi. Dalle città svuotate di vita l’attenzione si sposta spesso negli interni, là dove ci si confronta con se stesse o  s’intrecciano rapporti intimi. Ma anche là dove in molti casi la necessità della cura è caduta pesantemente sulle spalle delle donne, con figli a casa o parenti anziani abbandonati da un welfare assente o spaventosamente inadeguato. La fotografia diviene così testimonianza di una vicinanza, traccia di un bisogno di ridare voce o volti a chi soffre o a chi è scomparso, a chi è rimasto senza la presenza di chi amava o a chi nell’ombra si fa carico dei bisogni degli altri con empatia, ma anche a chi resiste nonostante tutto. Là dove la città si rianima è per divenire uno spazio per protestare contro ingiustizie e bisogni disattesi da un sistema pubblico insufficiente; per esprimere con forza, collettivamente, la necessità di ricostruire un welfare orizzontale, capace di partire dalle esigenze concrete delle donne, delle persone. Questi racconti al femminile – a volte giocosi, a volte intensamente sofferti – ci ricordano che la cura rientra nell’ordine delle cose essenziali della vita, per conservarla nel tempo e per darle un senso che vada al di là del puro esistere corporeo. Ci invitano a riconoscere la nostra fragilità,  ma puntano anche il dito per indicarci l’importanza e il valore di essere vicini agli altri per offrire conforto e non solo o troppo spesso (come è accaduto a molte donne) per supplire a servizi assenti e a all’incuria.

Nello Spazio da Vivere

Ott
4
Lun
2021
Mostra fotografica “Mi curo di te” @ Casa delle Donne di Milano
Ott 4@16:00–19:00

14 fotografe raccontano l’accudimento e l’incuria ai tempi del coronavirus con linguaggi che spaziano dal reportage al ritratto, a ricerche dove si intrecciano fotografie, disegni e frasi. Dalle città svuotate di vita l’attenzione si sposta spesso negli interni, là dove ci si confronta con se stesse o  s’intrecciano rapporti intimi. Ma anche là dove in molti casi la necessità della cura è caduta pesantemente sulle spalle delle donne, con figli a casa o parenti anziani abbandonati da un welfare assente o spaventosamente inadeguato. La fotografia diviene così testimonianza di una vicinanza, traccia di un bisogno di ridare voce o volti a chi soffre o a chi è scomparso, a chi è rimasto senza la presenza di chi amava o a chi nell’ombra si fa carico dei bisogni degli altri con empatia, ma anche a chi resiste nonostante tutto. Là dove la città si rianima è per divenire uno spazio per protestare contro ingiustizie e bisogni disattesi da un sistema pubblico insufficiente; per esprimere con forza, collettivamente, la necessità di ricostruire un welfare orizzontale, capace di partire dalle esigenze concrete delle donne, delle persone. Questi racconti al femminile – a volte giocosi, a volte intensamente sofferti – ci ricordano che la cura rientra nell’ordine delle cose essenziali della vita, per conservarla nel tempo e per darle un senso che vada al di là del puro esistere corporeo. Ci invitano a riconoscere la nostra fragilità,  ma puntano anche il dito per indicarci l’importanza e il valore di essere vicini agli altri per offrire conforto e non solo o troppo spesso (come è accaduto a molte donne) per supplire a servizi assenti e a all’incuria.

Nello Spazio da Vivere

Ott
5
Mar
2021
Mostra fotografica “Mi curo di te” @ Casa delle Donne di Milano
Ott 5@16:00–19:00

14 fotografe raccontano l’accudimento e l’incuria ai tempi del coronavirus con linguaggi che spaziano dal reportage al ritratto, a ricerche dove si intrecciano fotografie, disegni e frasi. Dalle città svuotate di vita l’attenzione si sposta spesso negli interni, là dove ci si confronta con se stesse o  s’intrecciano rapporti intimi. Ma anche là dove in molti casi la necessità della cura è caduta pesantemente sulle spalle delle donne, con figli a casa o parenti anziani abbandonati da un welfare assente o spaventosamente inadeguato. La fotografia diviene così testimonianza di una vicinanza, traccia di un bisogno di ridare voce o volti a chi soffre o a chi è scomparso, a chi è rimasto senza la presenza di chi amava o a chi nell’ombra si fa carico dei bisogni degli altri con empatia, ma anche a chi resiste nonostante tutto. Là dove la città si rianima è per divenire uno spazio per protestare contro ingiustizie e bisogni disattesi da un sistema pubblico insufficiente; per esprimere con forza, collettivamente, la necessità di ricostruire un welfare orizzontale, capace di partire dalle esigenze concrete delle donne, delle persone. Questi racconti al femminile – a volte giocosi, a volte intensamente sofferti – ci ricordano che la cura rientra nell’ordine delle cose essenziali della vita, per conservarla nel tempo e per darle un senso che vada al di là del puro esistere corporeo. Ci invitano a riconoscere la nostra fragilità,  ma puntano anche il dito per indicarci l’importanza e il valore di essere vicini agli altri per offrire conforto e non solo o troppo spesso (come è accaduto a molte donne) per supplire a servizi assenti e a all’incuria.

Nello Spazio da Vivere

Ott
6
Mer
2021
Mostra fotografica “Mi curo di te”
Ott 6@10:30–13:00

14 fotografe raccontano l’accudimento e l’incuria ai tempi del coronavirus con linguaggi che spaziano dal reportage al ritratto, a ricerche dove si intrecciano fotografie, disegni e frasi. Dalle città svuotate di vita l’attenzione si sposta spesso negli interni, là dove ci si confronta con se stesse o  s’intrecciano rapporti intimi. Ma anche là dove in molti casi la necessità della cura è caduta pesantemente sulle spalle delle donne, con figli a casa o parenti anziani abbandonati da un welfare assente o spaventosamente inadeguato. La fotografia diviene così testimonianza di una vicinanza, traccia di un bisogno di ridare voce o volti a chi soffre o a chi è scomparso, a chi è rimasto senza la presenza di chi amava o a chi nell’ombra si fa carico dei bisogni degli altri con empatia, ma anche a chi resiste nonostante tutto. Là dove la città si rianima è per divenire uno spazio per protestare contro ingiustizie e bisogni disattesi da un sistema pubblico insufficiente; per esprimere con forza, collettivamente, la necessità di ricostruire un welfare orizzontale, capace di partire dalle esigenze concrete delle donne, delle persone. Questi racconti al femminile – a volte giocosi, a volte intensamente sofferti – ci ricordano che la cura rientra nell’ordine delle cose essenziali della vita, per conservarla nel tempo e per darle un senso che vada al di là del puro esistere corporeo. Ci invitano a riconoscere la nostra fragilità,  ma puntano anche il dito per indicarci l’importanza e il valore di essere vicini agli altri per offrire conforto e non solo o troppo spesso (come è accaduto a molte donne) per supplire a servizi assenti e a all’incuria.

 

Nello Spazio da Vivere

Mostra fotografica “Mi curo di te” @ Casa delle Donne di Milano
Ott 6@16:00–19:00

14 fotografe raccontano l’accudimento e l’incuria ai tempi del coronavirus con linguaggi che spaziano dal reportage al ritratto, a ricerche dove si intrecciano fotografie, disegni e frasi. Dalle città svuotate di vita l’attenzione si sposta spesso negli interni, là dove ci si confronta con se stesse o  s’intrecciano rapporti intimi. Ma anche là dove in molti casi la necessità della cura è caduta pesantemente sulle spalle delle donne, con figli a casa o parenti anziani abbandonati da un welfare assente o spaventosamente inadeguato. La fotografia diviene così testimonianza di una vicinanza, traccia di un bisogno di ridare voce o volti a chi soffre o a chi è scomparso, a chi è rimasto senza la presenza di chi amava o a chi nell’ombra si fa carico dei bisogni degli altri con empatia, ma anche a chi resiste nonostante tutto. Là dove la città si rianima è per divenire uno spazio per protestare contro ingiustizie e bisogni disattesi da un sistema pubblico insufficiente; per esprimere con forza, collettivamente, la necessità di ricostruire un welfare orizzontale, capace di partire dalle esigenze concrete delle donne, delle persone. Questi racconti al femminile – a volte giocosi, a volte intensamente sofferti – ci ricordano che la cura rientra nell’ordine delle cose essenziali della vita, per conservarla nel tempo e per darle un senso che vada al di là del puro esistere corporeo. Ci invitano a riconoscere la nostra fragilità,  ma puntano anche il dito per indicarci l’importanza e il valore di essere vicini agli altri per offrire conforto e non solo o troppo spesso (come è accaduto a molte donne) per supplire a servizi assenti e a all’incuria.

Nello Spazio da Vivere

Ott
7
Gio
2021
Mostra fotografica “Mi curo di te” @ Casa delle Donne di Milano
Ott 7@16:00–19:00

14 fotografe raccontano l’accudimento e l’incuria ai tempi del coronavirus con linguaggi che spaziano dal reportage al ritratto, a ricerche dove si intrecciano fotografie, disegni e frasi. Dalle città svuotate di vita l’attenzione si sposta spesso negli interni, là dove ci si confronta con se stesse o  s’intrecciano rapporti intimi. Ma anche là dove in molti casi la necessità della cura è caduta pesantemente sulle spalle delle donne, con figli a casa o parenti anziani abbandonati da un welfare assente o spaventosamente inadeguato. La fotografia diviene così testimonianza di una vicinanza, traccia di un bisogno di ridare voce o volti a chi soffre o a chi è scomparso, a chi è rimasto senza la presenza di chi amava o a chi nell’ombra si fa carico dei bisogni degli altri con empatia, ma anche a chi resiste nonostante tutto. Là dove la città si rianima è per divenire uno spazio per protestare contro ingiustizie e bisogni disattesi da un sistema pubblico insufficiente; per esprimere con forza, collettivamente, la necessità di ricostruire un welfare orizzontale, capace di partire dalle esigenze concrete delle donne, delle persone. Questi racconti al femminile – a volte giocosi, a volte intensamente sofferti – ci ricordano che la cura rientra nell’ordine delle cose essenziali della vita, per conservarla nel tempo e per darle un senso che vada al di là del puro esistere corporeo. Ci invitano a riconoscere la nostra fragilità,  ma puntano anche il dito per indicarci l’importanza e il valore di essere vicini agli altri per offrire conforto e non solo o troppo spesso (come è accaduto a molte donne) per supplire a servizi assenti e a all’incuria.

Nello Spazio da Vivere

Ott
8
Ven
2021
Mostra fotografica “Mi curo di te” @ Casa delle Donne di Milano
Ott 8@16:00–19:00

14 fotografe raccontano l’accudimento e l’incuria ai tempi del coronavirus con linguaggi che spaziano dal reportage al ritratto, a ricerche dove si intrecciano fotografie, disegni e frasi. Dalle città svuotate di vita l’attenzione si sposta spesso negli interni, là dove ci si confronta con se stesse o  s’intrecciano rapporti intimi. Ma anche là dove in molti casi la necessità della cura è caduta pesantemente sulle spalle delle donne, con figli a casa o parenti anziani abbandonati da un welfare assente o spaventosamente inadeguato. La fotografia diviene così testimonianza di una vicinanza, traccia di un bisogno di ridare voce o volti a chi soffre o a chi è scomparso, a chi è rimasto senza la presenza di chi amava o a chi nell’ombra si fa carico dei bisogni degli altri con empatia, ma anche a chi resiste nonostante tutto. Là dove la città si rianima è per divenire uno spazio per protestare contro ingiustizie e bisogni disattesi da un sistema pubblico insufficiente; per esprimere con forza, collettivamente, la necessità di ricostruire un welfare orizzontale, capace di partire dalle esigenze concrete delle donne, delle persone. Questi racconti al femminile – a volte giocosi, a volte intensamente sofferti – ci ricordano che la cura rientra nell’ordine delle cose essenziali della vita, per conservarla nel tempo e per darle un senso che vada al di là del puro esistere corporeo. Ci invitano a riconoscere la nostra fragilità,  ma puntano anche il dito per indicarci l’importanza e il valore di essere vicini agli altri per offrire conforto e non solo o troppo spesso (come è accaduto a molte donne) per supplire a servizi assenti e a all’incuria.

Nello Spazio da Vivere

Ott
11
Lun
2021
Mostra fotografica “Mi curo di te” @ Casa delle Donne di Milano
Ott 11@16:00–19:00

14 fotografe raccontano l’accudimento e l’incuria ai tempi del coronavirus con linguaggi che spaziano dal reportage al ritratto, a ricerche dove si intrecciano fotografie, disegni e frasi. Dalle città svuotate di vita l’attenzione si sposta spesso negli interni, là dove ci si confronta con se stesse o  s’intrecciano rapporti intimi. Ma anche là dove in molti casi la necessità della cura è caduta pesantemente sulle spalle delle donne, con figli a casa o parenti anziani abbandonati da un welfare assente o spaventosamente inadeguato. La fotografia diviene così testimonianza di una vicinanza, traccia di un bisogno di ridare voce o volti a chi soffre o a chi è scomparso, a chi è rimasto senza la presenza di chi amava o a chi nell’ombra si fa carico dei bisogni degli altri con empatia, ma anche a chi resiste nonostante tutto. Là dove la città si rianima è per divenire uno spazio per protestare contro ingiustizie e bisogni disattesi da un sistema pubblico insufficiente; per esprimere con forza, collettivamente, la necessità di ricostruire un welfare orizzontale, capace di partire dalle esigenze concrete delle donne, delle persone. Questi racconti al femminile – a volte giocosi, a volte intensamente sofferti – ci ricordano che la cura rientra nell’ordine delle cose essenziali della vita, per conservarla nel tempo e per darle un senso che vada al di là del puro esistere corporeo. Ci invitano a riconoscere la nostra fragilità,  ma puntano anche il dito per indicarci l’importanza e il valore di essere vicini agli altri per offrire conforto e non solo o troppo spesso (come è accaduto a molte donne) per supplire a servizi assenti e a all’incuria.

Nello Spazio da Vivere

Ott
12
Mar
2021
Mostra fotografica “Mi curo di te” @ Casa delle Donne di Milano
Ott 12@16:00–19:00

14 fotografe raccontano l’accudimento e l’incuria ai tempi del coronavirus con linguaggi che spaziano dal reportage al ritratto, a ricerche dove si intrecciano fotografie, disegni e frasi. Dalle città svuotate di vita l’attenzione si sposta spesso negli interni, là dove ci si confronta con se stesse o  s’intrecciano rapporti intimi. Ma anche là dove in molti casi la necessità della cura è caduta pesantemente sulle spalle delle donne, con figli a casa o parenti anziani abbandonati da un welfare assente o spaventosamente inadeguato. La fotografia diviene così testimonianza di una vicinanza, traccia di un bisogno di ridare voce o volti a chi soffre o a chi è scomparso, a chi è rimasto senza la presenza di chi amava o a chi nell’ombra si fa carico dei bisogni degli altri con empatia, ma anche a chi resiste nonostante tutto. Là dove la città si rianima è per divenire uno spazio per protestare contro ingiustizie e bisogni disattesi da un sistema pubblico insufficiente; per esprimere con forza, collettivamente, la necessità di ricostruire un welfare orizzontale, capace di partire dalle esigenze concrete delle donne, delle persone. Questi racconti al femminile – a volte giocosi, a volte intensamente sofferti – ci ricordano che la cura rientra nell’ordine delle cose essenziali della vita, per conservarla nel tempo e per darle un senso che vada al di là del puro esistere corporeo. Ci invitano a riconoscere la nostra fragilità,  ma puntano anche il dito per indicarci l’importanza e il valore di essere vicini agli altri per offrire conforto e non solo o troppo spesso (come è accaduto a molte donne) per supplire a servizi assenti e a all’incuria.

Nello Spazio da Vivere

Ott
13
Mer
2021
Mostra fotografica “Mi curo di te”
Ott 13@10:30–13:00

14 fotografe raccontano l’accudimento e l’incuria ai tempi del coronavirus con linguaggi che spaziano dal reportage al ritratto, a ricerche dove si intrecciano fotografie, disegni e frasi. Dalle città svuotate di vita l’attenzione si sposta spesso negli interni, là dove ci si confronta con se stesse o  s’intrecciano rapporti intimi. Ma anche là dove in molti casi la necessità della cura è caduta pesantemente sulle spalle delle donne, con figli a casa o parenti anziani abbandonati da un welfare assente o spaventosamente inadeguato. La fotografia diviene così testimonianza di una vicinanza, traccia di un bisogno di ridare voce o volti a chi soffre o a chi è scomparso, a chi è rimasto senza la presenza di chi amava o a chi nell’ombra si fa carico dei bisogni degli altri con empatia, ma anche a chi resiste nonostante tutto. Là dove la città si rianima è per divenire uno spazio per protestare contro ingiustizie e bisogni disattesi da un sistema pubblico insufficiente; per esprimere con forza, collettivamente, la necessità di ricostruire un welfare orizzontale, capace di partire dalle esigenze concrete delle donne, delle persone. Questi racconti al femminile – a volte giocosi, a volte intensamente sofferti – ci ricordano che la cura rientra nell’ordine delle cose essenziali della vita, per conservarla nel tempo e per darle un senso che vada al di là del puro esistere corporeo. Ci invitano a riconoscere la nostra fragilità,  ma puntano anche il dito per indicarci l’importanza e il valore di essere vicini agli altri per offrire conforto e non solo o troppo spesso (come è accaduto a molte donne) per supplire a servizi assenti e a all’incuria.

 

Nello Spazio da Vivere

Mostra fotografica “Mi curo di te” @ Casa delle Donne di Milano
Ott 13@16:00–19:00

14 fotografe raccontano l’accudimento e l’incuria ai tempi del coronavirus con linguaggi che spaziano dal reportage al ritratto, a ricerche dove si intrecciano fotografie, disegni e frasi. Dalle città svuotate di vita l’attenzione si sposta spesso negli interni, là dove ci si confronta con se stesse o  s’intrecciano rapporti intimi. Ma anche là dove in molti casi la necessità della cura è caduta pesantemente sulle spalle delle donne, con figli a casa o parenti anziani abbandonati da un welfare assente o spaventosamente inadeguato. La fotografia diviene così testimonianza di una vicinanza, traccia di un bisogno di ridare voce o volti a chi soffre o a chi è scomparso, a chi è rimasto senza la presenza di chi amava o a chi nell’ombra si fa carico dei bisogni degli altri con empatia, ma anche a chi resiste nonostante tutto. Là dove la città si rianima è per divenire uno spazio per protestare contro ingiustizie e bisogni disattesi da un sistema pubblico insufficiente; per esprimere con forza, collettivamente, la necessità di ricostruire un welfare orizzontale, capace di partire dalle esigenze concrete delle donne, delle persone. Questi racconti al femminile – a volte giocosi, a volte intensamente sofferti – ci ricordano che la cura rientra nell’ordine delle cose essenziali della vita, per conservarla nel tempo e per darle un senso che vada al di là del puro esistere corporeo. Ci invitano a riconoscere la nostra fragilità,  ma puntano anche il dito per indicarci l’importanza e il valore di essere vicini agli altri per offrire conforto e non solo o troppo spesso (come è accaduto a molte donne) per supplire a servizi assenti e a all’incuria.

Nello Spazio da Vivere

Ott
14
Gio
2021
Mostra fotografica “Mi curo di te” @ Casa delle Donne di Milano
Ott 14@16:00–19:00

14 fotografe raccontano l’accudimento e l’incuria ai tempi del coronavirus con linguaggi che spaziano dal reportage al ritratto, a ricerche dove si intrecciano fotografie, disegni e frasi. Dalle città svuotate di vita l’attenzione si sposta spesso negli interni, là dove ci si confronta con se stesse o  s’intrecciano rapporti intimi. Ma anche là dove in molti casi la necessità della cura è caduta pesantemente sulle spalle delle donne, con figli a casa o parenti anziani abbandonati da un welfare assente o spaventosamente inadeguato. La fotografia diviene così testimonianza di una vicinanza, traccia di un bisogno di ridare voce o volti a chi soffre o a chi è scomparso, a chi è rimasto senza la presenza di chi amava o a chi nell’ombra si fa carico dei bisogni degli altri con empatia, ma anche a chi resiste nonostante tutto. Là dove la città si rianima è per divenire uno spazio per protestare contro ingiustizie e bisogni disattesi da un sistema pubblico insufficiente; per esprimere con forza, collettivamente, la necessità di ricostruire un welfare orizzontale, capace di partire dalle esigenze concrete delle donne, delle persone. Questi racconti al femminile – a volte giocosi, a volte intensamente sofferti – ci ricordano che la cura rientra nell’ordine delle cose essenziali della vita, per conservarla nel tempo e per darle un senso che vada al di là del puro esistere corporeo. Ci invitano a riconoscere la nostra fragilità,  ma puntano anche il dito per indicarci l’importanza e il valore di essere vicini agli altri per offrire conforto e non solo o troppo spesso (come è accaduto a molte donne) per supplire a servizi assenti e a all’incuria.

Nello Spazio da Vivere

Set
30
Gio
2021
Inaugurazione della mostra fotografica “Mi curo di te” @ Casa delle Donne di Milano
Set 30@18:00

Nell’ambito del Photofestival 2021:Inaugurazione della mostra fotografica “Mi curo di te” 14 fotografe raccontano l’accudimento e l’incuria ai tempi del coronavirus con linguaggi che spaziano dal reportage al ritratto, a ricerche dove si intrecciano fotografie, disegni e frasi. Dalle città svuotate di vita l’attenzione si sposta spesso negli interni, là dove ci si confronta con se stesse o  s’intrecciano rapporti intimi. Ma anche là dove in molti casi la necessità della cura è caduta pesantemente sulle spalle delle donne, con figli a casa o parenti anziani abbandonati da un welfare assente o spaventosamente inadeguato. La fotografia diviene così testimonianza di una vicinanza, traccia di un bisogno di ridare voce o volti a chi soffre o a chi è scomparso, a chi è rimasto senza la presenza di chi amava o a chi nell’ombra si fa carico dei bisogni degli altri con empatia, ma anche a chi resiste nonostante tutto. Là dove la città si rianima è per divenire uno spazio per protestare contro ingiustizie e bisogni disattesi da un sistema pubblico insufficiente; per esprimere con forza, collettivamente, la necessità di ricostruire un welfare orizzontale, capace di partire dalle esigenze concrete delle donne, delle persone. Questi racconti al femminile – a volte giocosi, a volte intensamente sofferti – ci ricordano che la cura rientra nell’ordine delle cose essenziali della vita, per conservarla nel tempo e per darle un senso che vada al di là del puro esistere corporeo. Ci invitano a riconoscere la nostra fragilità,  ma puntano anche il dito per indicarci l’importanza e il valore di essere vicini agli altri per offrire conforto e non solo o troppo spesso (come è accaduto a molte donne) per supplire a servizi assenti e a all’incuria.

date di svolgimento: dal 30 settembre al 14 ottobre 2021

spazio: Spazio da vivere

indirizzo – Via Marsala, 8 – 20121Milano

giorni e ora di aperture: dal lunedì al venerdì: ore 16-19

Mercoledì ore 10.30-13.00

Luogo: Casa delle Donne di Milano

Ott
1
Ven
2021
Mostra fotografica “Mi curo di te” @ Casa delle Donne di Milano
Ott 1@16:00–19:00

14 fotografe raccontano l’accudimento e l’incuria ai tempi del coronavirus con linguaggi che spaziano dal reportage al ritratto, a ricerche dove si intrecciano fotografie, disegni e frasi. Dalle città svuotate di vita l’attenzione si sposta spesso negli interni, là dove ci si confronta con se stesse o  s’intrecciano rapporti intimi. Ma anche là dove in molti casi la necessità della cura è caduta pesantemente sulle spalle delle donne, con figli a casa o parenti anziani abbandonati da un welfare assente o spaventosamente inadeguato. La fotografia diviene così testimonianza di una vicinanza, traccia di un bisogno di ridare voce o volti a chi soffre o a chi è scomparso, a chi è rimasto senza la presenza di chi amava o a chi nell’ombra si fa carico dei bisogni degli altri con empatia, ma anche a chi resiste nonostante tutto. Là dove la città si rianima è per divenire uno spazio per protestare contro ingiustizie e bisogni disattesi da un sistema pubblico insufficiente; per esprimere con forza, collettivamente, la necessità di ricostruire un welfare orizzontale, capace di partire dalle esigenze concrete delle donne, delle persone. Questi racconti al femminile – a volte giocosi, a volte intensamente sofferti – ci ricordano che la cura rientra nell’ordine delle cose essenziali della vita, per conservarla nel tempo e per darle un senso che vada al di là del puro esistere corporeo. Ci invitano a riconoscere la nostra fragilità,  ma puntano anche il dito per indicarci l’importanza e il valore di essere vicini agli altri per offrire conforto e non solo o troppo spesso (come è accaduto a molte donne) per supplire a servizi assenti e a all’incuria.

Nello Spazio da Vivere

Ott
4
Lun
2021
Mostra fotografica “Mi curo di te” @ Casa delle Donne di Milano
Ott 4@16:00–19:00

14 fotografe raccontano l’accudimento e l’incuria ai tempi del coronavirus con linguaggi che spaziano dal reportage al ritratto, a ricerche dove si intrecciano fotografie, disegni e frasi. Dalle città svuotate di vita l’attenzione si sposta spesso negli interni, là dove ci si confronta con se stesse o  s’intrecciano rapporti intimi. Ma anche là dove in molti casi la necessità della cura è caduta pesantemente sulle spalle delle donne, con figli a casa o parenti anziani abbandonati da un welfare assente o spaventosamente inadeguato. La fotografia diviene così testimonianza di una vicinanza, traccia di un bisogno di ridare voce o volti a chi soffre o a chi è scomparso, a chi è rimasto senza la presenza di chi amava o a chi nell’ombra si fa carico dei bisogni degli altri con empatia, ma anche a chi resiste nonostante tutto. Là dove la città si rianima è per divenire uno spazio per protestare contro ingiustizie e bisogni disattesi da un sistema pubblico insufficiente; per esprimere con forza, collettivamente, la necessità di ricostruire un welfare orizzontale, capace di partire dalle esigenze concrete delle donne, delle persone. Questi racconti al femminile – a volte giocosi, a volte intensamente sofferti – ci ricordano che la cura rientra nell’ordine delle cose essenziali della vita, per conservarla nel tempo e per darle un senso che vada al di là del puro esistere corporeo. Ci invitano a riconoscere la nostra fragilità,  ma puntano anche il dito per indicarci l’importanza e il valore di essere vicini agli altri per offrire conforto e non solo o troppo spesso (come è accaduto a molte donne) per supplire a servizi assenti e a all’incuria.

Nello Spazio da Vivere

Ott
5
Mar
2021
Mostra fotografica “Mi curo di te” @ Casa delle Donne di Milano
Ott 5@16:00–19:00

14 fotografe raccontano l’accudimento e l’incuria ai tempi del coronavirus con linguaggi che spaziano dal reportage al ritratto, a ricerche dove si intrecciano fotografie, disegni e frasi. Dalle città svuotate di vita l’attenzione si sposta spesso negli interni, là dove ci si confronta con se stesse o  s’intrecciano rapporti intimi. Ma anche là dove in molti casi la necessità della cura è caduta pesantemente sulle spalle delle donne, con figli a casa o parenti anziani abbandonati da un welfare assente o spaventosamente inadeguato. La fotografia diviene così testimonianza di una vicinanza, traccia di un bisogno di ridare voce o volti a chi soffre o a chi è scomparso, a chi è rimasto senza la presenza di chi amava o a chi nell’ombra si fa carico dei bisogni degli altri con empatia, ma anche a chi resiste nonostante tutto. Là dove la città si rianima è per divenire uno spazio per protestare contro ingiustizie e bisogni disattesi da un sistema pubblico insufficiente; per esprimere con forza, collettivamente, la necessità di ricostruire un welfare orizzontale, capace di partire dalle esigenze concrete delle donne, delle persone. Questi racconti al femminile – a volte giocosi, a volte intensamente sofferti – ci ricordano che la cura rientra nell’ordine delle cose essenziali della vita, per conservarla nel tempo e per darle un senso che vada al di là del puro esistere corporeo. Ci invitano a riconoscere la nostra fragilità,  ma puntano anche il dito per indicarci l’importanza e il valore di essere vicini agli altri per offrire conforto e non solo o troppo spesso (come è accaduto a molte donne) per supplire a servizi assenti e a all’incuria.

Nello Spazio da Vivere

Ott
6
Mer
2021
Mostra fotografica “Mi curo di te”
Ott 6@10:30–13:00

14 fotografe raccontano l’accudimento e l’incuria ai tempi del coronavirus con linguaggi che spaziano dal reportage al ritratto, a ricerche dove si intrecciano fotografie, disegni e frasi. Dalle città svuotate di vita l’attenzione si sposta spesso negli interni, là dove ci si confronta con se stesse o  s’intrecciano rapporti intimi. Ma anche là dove in molti casi la necessità della cura è caduta pesantemente sulle spalle delle donne, con figli a casa o parenti anziani abbandonati da un welfare assente o spaventosamente inadeguato. La fotografia diviene così testimonianza di una vicinanza, traccia di un bisogno di ridare voce o volti a chi soffre o a chi è scomparso, a chi è rimasto senza la presenza di chi amava o a chi nell’ombra si fa carico dei bisogni degli altri con empatia, ma anche a chi resiste nonostante tutto. Là dove la città si rianima è per divenire uno spazio per protestare contro ingiustizie e bisogni disattesi da un sistema pubblico insufficiente; per esprimere con forza, collettivamente, la necessità di ricostruire un welfare orizzontale, capace di partire dalle esigenze concrete delle donne, delle persone. Questi racconti al femminile – a volte giocosi, a volte intensamente sofferti – ci ricordano che la cura rientra nell’ordine delle cose essenziali della vita, per conservarla nel tempo e per darle un senso che vada al di là del puro esistere corporeo. Ci invitano a riconoscere la nostra fragilità,  ma puntano anche il dito per indicarci l’importanza e il valore di essere vicini agli altri per offrire conforto e non solo o troppo spesso (come è accaduto a molte donne) per supplire a servizi assenti e a all’incuria.

 

Nello Spazio da Vivere

Mostra fotografica “Mi curo di te” @ Casa delle Donne di Milano
Ott 6@16:00–19:00

14 fotografe raccontano l’accudimento e l’incuria ai tempi del coronavirus con linguaggi che spaziano dal reportage al ritratto, a ricerche dove si intrecciano fotografie, disegni e frasi. Dalle città svuotate di vita l’attenzione si sposta spesso negli interni, là dove ci si confronta con se stesse o  s’intrecciano rapporti intimi. Ma anche là dove in molti casi la necessità della cura è caduta pesantemente sulle spalle delle donne, con figli a casa o parenti anziani abbandonati da un welfare assente o spaventosamente inadeguato. La fotografia diviene così testimonianza di una vicinanza, traccia di un bisogno di ridare voce o volti a chi soffre o a chi è scomparso, a chi è rimasto senza la presenza di chi amava o a chi nell’ombra si fa carico dei bisogni degli altri con empatia, ma anche a chi resiste nonostante tutto. Là dove la città si rianima è per divenire uno spazio per protestare contro ingiustizie e bisogni disattesi da un sistema pubblico insufficiente; per esprimere con forza, collettivamente, la necessità di ricostruire un welfare orizzontale, capace di partire dalle esigenze concrete delle donne, delle persone. Questi racconti al femminile – a volte giocosi, a volte intensamente sofferti – ci ricordano che la cura rientra nell’ordine delle cose essenziali della vita, per conservarla nel tempo e per darle un senso che vada al di là del puro esistere corporeo. Ci invitano a riconoscere la nostra fragilità,  ma puntano anche il dito per indicarci l’importanza e il valore di essere vicini agli altri per offrire conforto e non solo o troppo spesso (come è accaduto a molte donne) per supplire a servizi assenti e a all’incuria.

Nello Spazio da Vivere

Ott
7
Gio
2021
Mostra fotografica “Mi curo di te” @ Casa delle Donne di Milano
Ott 7@16:00–19:00

14 fotografe raccontano l’accudimento e l’incuria ai tempi del coronavirus con linguaggi che spaziano dal reportage al ritratto, a ricerche dove si intrecciano fotografie, disegni e frasi. Dalle città svuotate di vita l’attenzione si sposta spesso negli interni, là dove ci si confronta con se stesse o  s’intrecciano rapporti intimi. Ma anche là dove in molti casi la necessità della cura è caduta pesantemente sulle spalle delle donne, con figli a casa o parenti anziani abbandonati da un welfare assente o spaventosamente inadeguato. La fotografia diviene così testimonianza di una vicinanza, traccia di un bisogno di ridare voce o volti a chi soffre o a chi è scomparso, a chi è rimasto senza la presenza di chi amava o a chi nell’ombra si fa carico dei bisogni degli altri con empatia, ma anche a chi resiste nonostante tutto. Là dove la città si rianima è per divenire uno spazio per protestare contro ingiustizie e bisogni disattesi da un sistema pubblico insufficiente; per esprimere con forza, collettivamente, la necessità di ricostruire un welfare orizzontale, capace di partire dalle esigenze concrete delle donne, delle persone. Questi racconti al femminile – a volte giocosi, a volte intensamente sofferti – ci ricordano che la cura rientra nell’ordine delle cose essenziali della vita, per conservarla nel tempo e per darle un senso che vada al di là del puro esistere corporeo. Ci invitano a riconoscere la nostra fragilità,  ma puntano anche il dito per indicarci l’importanza e il valore di essere vicini agli altri per offrire conforto e non solo o troppo spesso (come è accaduto a molte donne) per supplire a servizi assenti e a all’incuria.

Nello Spazio da Vivere

Ott
8
Ven
2021
Mostra fotografica “Mi curo di te” @ Casa delle Donne di Milano
Ott 8@16:00–19:00

14 fotografe raccontano l’accudimento e l’incuria ai tempi del coronavirus con linguaggi che spaziano dal reportage al ritratto, a ricerche dove si intrecciano fotografie, disegni e frasi. Dalle città svuotate di vita l’attenzione si sposta spesso negli interni, là dove ci si confronta con se stesse o  s’intrecciano rapporti intimi. Ma anche là dove in molti casi la necessità della cura è caduta pesantemente sulle spalle delle donne, con figli a casa o parenti anziani abbandonati da un welfare assente o spaventosamente inadeguato. La fotografia diviene così testimonianza di una vicinanza, traccia di un bisogno di ridare voce o volti a chi soffre o a chi è scomparso, a chi è rimasto senza la presenza di chi amava o a chi nell’ombra si fa carico dei bisogni degli altri con empatia, ma anche a chi resiste nonostante tutto. Là dove la città si rianima è per divenire uno spazio per protestare contro ingiustizie e bisogni disattesi da un sistema pubblico insufficiente; per esprimere con forza, collettivamente, la necessità di ricostruire un welfare orizzontale, capace di partire dalle esigenze concrete delle donne, delle persone. Questi racconti al femminile – a volte giocosi, a volte intensamente sofferti – ci ricordano che la cura rientra nell’ordine delle cose essenziali della vita, per conservarla nel tempo e per darle un senso che vada al di là del puro esistere corporeo. Ci invitano a riconoscere la nostra fragilità,  ma puntano anche il dito per indicarci l’importanza e il valore di essere vicini agli altri per offrire conforto e non solo o troppo spesso (come è accaduto a molte donne) per supplire a servizi assenti e a all’incuria.

Nello Spazio da Vivere

Ott
11
Lun
2021
Mostra fotografica “Mi curo di te” @ Casa delle Donne di Milano
Ott 11@16:00–19:00

14 fotografe raccontano l’accudimento e l’incuria ai tempi del coronavirus con linguaggi che spaziano dal reportage al ritratto, a ricerche dove si intrecciano fotografie, disegni e frasi. Dalle città svuotate di vita l’attenzione si sposta spesso negli interni, là dove ci si confronta con se stesse o  s’intrecciano rapporti intimi. Ma anche là dove in molti casi la necessità della cura è caduta pesantemente sulle spalle delle donne, con figli a casa o parenti anziani abbandonati da un welfare assente o spaventosamente inadeguato. La fotografia diviene così testimonianza di una vicinanza, traccia di un bisogno di ridare voce o volti a chi soffre o a chi è scomparso, a chi è rimasto senza la presenza di chi amava o a chi nell’ombra si fa carico dei bisogni degli altri con empatia, ma anche a chi resiste nonostante tutto. Là dove la città si rianima è per divenire uno spazio per protestare contro ingiustizie e bisogni disattesi da un sistema pubblico insufficiente; per esprimere con forza, collettivamente, la necessità di ricostruire un welfare orizzontale, capace di partire dalle esigenze concrete delle donne, delle persone. Questi racconti al femminile – a volte giocosi, a volte intensamente sofferti – ci ricordano che la cura rientra nell’ordine delle cose essenziali della vita, per conservarla nel tempo e per darle un senso che vada al di là del puro esistere corporeo. Ci invitano a riconoscere la nostra fragilità,  ma puntano anche il dito per indicarci l’importanza e il valore di essere vicini agli altri per offrire conforto e non solo o troppo spesso (come è accaduto a molte donne) per supplire a servizi assenti e a all’incuria.

Nello Spazio da Vivere

Ott
12
Mar
2021
Mostra fotografica “Mi curo di te” @ Casa delle Donne di Milano
Ott 12@16:00–19:00

14 fotografe raccontano l’accudimento e l’incuria ai tempi del coronavirus con linguaggi che spaziano dal reportage al ritratto, a ricerche dove si intrecciano fotografie, disegni e frasi. Dalle città svuotate di vita l’attenzione si sposta spesso negli interni, là dove ci si confronta con se stesse o  s’intrecciano rapporti intimi. Ma anche là dove in molti casi la necessità della cura è caduta pesantemente sulle spalle delle donne, con figli a casa o parenti anziani abbandonati da un welfare assente o spaventosamente inadeguato. La fotografia diviene così testimonianza di una vicinanza, traccia di un bisogno di ridare voce o volti a chi soffre o a chi è scomparso, a chi è rimasto senza la presenza di chi amava o a chi nell’ombra si fa carico dei bisogni degli altri con empatia, ma anche a chi resiste nonostante tutto. Là dove la città si rianima è per divenire uno spazio per protestare contro ingiustizie e bisogni disattesi da un sistema pubblico insufficiente; per esprimere con forza, collettivamente, la necessità di ricostruire un welfare orizzontale, capace di partire dalle esigenze concrete delle donne, delle persone. Questi racconti al femminile – a volte giocosi, a volte intensamente sofferti – ci ricordano che la cura rientra nell’ordine delle cose essenziali della vita, per conservarla nel tempo e per darle un senso che vada al di là del puro esistere corporeo. Ci invitano a riconoscere la nostra fragilità,  ma puntano anche il dito per indicarci l’importanza e il valore di essere vicini agli altri per offrire conforto e non solo o troppo spesso (come è accaduto a molte donne) per supplire a servizi assenti e a all’incuria.

Nello Spazio da Vivere

Ott
13
Mer
2021
Mostra fotografica “Mi curo di te”
Ott 13@10:30–13:00

14 fotografe raccontano l’accudimento e l’incuria ai tempi del coronavirus con linguaggi che spaziano dal reportage al ritratto, a ricerche dove si intrecciano fotografie, disegni e frasi. Dalle città svuotate di vita l’attenzione si sposta spesso negli interni, là dove ci si confronta con se stesse o  s’intrecciano rapporti intimi. Ma anche là dove in molti casi la necessità della cura è caduta pesantemente sulle spalle delle donne, con figli a casa o parenti anziani abbandonati da un welfare assente o spaventosamente inadeguato. La fotografia diviene così testimonianza di una vicinanza, traccia di un bisogno di ridare voce o volti a chi soffre o a chi è scomparso, a chi è rimasto senza la presenza di chi amava o a chi nell’ombra si fa carico dei bisogni degli altri con empatia, ma anche a chi resiste nonostante tutto. Là dove la città si rianima è per divenire uno spazio per protestare contro ingiustizie e bisogni disattesi da un sistema pubblico insufficiente; per esprimere con forza, collettivamente, la necessità di ricostruire un welfare orizzontale, capace di partire dalle esigenze concrete delle donne, delle persone. Questi racconti al femminile – a volte giocosi, a volte intensamente sofferti – ci ricordano che la cura rientra nell’ordine delle cose essenziali della vita, per conservarla nel tempo e per darle un senso che vada al di là del puro esistere corporeo. Ci invitano a riconoscere la nostra fragilità,  ma puntano anche il dito per indicarci l’importanza e il valore di essere vicini agli altri per offrire conforto e non solo o troppo spesso (come è accaduto a molte donne) per supplire a servizi assenti e a all’incuria.

 

Nello Spazio da Vivere

Mostra fotografica “Mi curo di te” @ Casa delle Donne di Milano
Ott 13@16:00–19:00

14 fotografe raccontano l’accudimento e l’incuria ai tempi del coronavirus con linguaggi che spaziano dal reportage al ritratto, a ricerche dove si intrecciano fotografie, disegni e frasi. Dalle città svuotate di vita l’attenzione si sposta spesso negli interni, là dove ci si confronta con se stesse o  s’intrecciano rapporti intimi. Ma anche là dove in molti casi la necessità della cura è caduta pesantemente sulle spalle delle donne, con figli a casa o parenti anziani abbandonati da un welfare assente o spaventosamente inadeguato. La fotografia diviene così testimonianza di una vicinanza, traccia di un bisogno di ridare voce o volti a chi soffre o a chi è scomparso, a chi è rimasto senza la presenza di chi amava o a chi nell’ombra si fa carico dei bisogni degli altri con empatia, ma anche a chi resiste nonostante tutto. Là dove la città si rianima è per divenire uno spazio per protestare contro ingiustizie e bisogni disattesi da un sistema pubblico insufficiente; per esprimere con forza, collettivamente, la necessità di ricostruire un welfare orizzontale, capace di partire dalle esigenze concrete delle donne, delle persone. Questi racconti al femminile – a volte giocosi, a volte intensamente sofferti – ci ricordano che la cura rientra nell’ordine delle cose essenziali della vita, per conservarla nel tempo e per darle un senso che vada al di là del puro esistere corporeo. Ci invitano a riconoscere la nostra fragilità,  ma puntano anche il dito per indicarci l’importanza e il valore di essere vicini agli altri per offrire conforto e non solo o troppo spesso (come è accaduto a molte donne) per supplire a servizi assenti e a all’incuria.

Nello Spazio da Vivere

Ott
14
Gio
2021
Mostra fotografica “Mi curo di te” @ Casa delle Donne di Milano
Ott 14@16:00–19:00

14 fotografe raccontano l’accudimento e l’incuria ai tempi del coronavirus con linguaggi che spaziano dal reportage al ritratto, a ricerche dove si intrecciano fotografie, disegni e frasi. Dalle città svuotate di vita l’attenzione si sposta spesso negli interni, là dove ci si confronta con se stesse o  s’intrecciano rapporti intimi. Ma anche là dove in molti casi la necessità della cura è caduta pesantemente sulle spalle delle donne, con figli a casa o parenti anziani abbandonati da un welfare assente o spaventosamente inadeguato. La fotografia diviene così testimonianza di una vicinanza, traccia di un bisogno di ridare voce o volti a chi soffre o a chi è scomparso, a chi è rimasto senza la presenza di chi amava o a chi nell’ombra si fa carico dei bisogni degli altri con empatia, ma anche a chi resiste nonostante tutto. Là dove la città si rianima è per divenire uno spazio per protestare contro ingiustizie e bisogni disattesi da un sistema pubblico insufficiente; per esprimere con forza, collettivamente, la necessità di ricostruire un welfare orizzontale, capace di partire dalle esigenze concrete delle donne, delle persone. Questi racconti al femminile – a volte giocosi, a volte intensamente sofferti – ci ricordano che la cura rientra nell’ordine delle cose essenziali della vita, per conservarla nel tempo e per darle un senso che vada al di là del puro esistere corporeo. Ci invitano a riconoscere la nostra fragilità,  ma puntano anche il dito per indicarci l’importanza e il valore di essere vicini agli altri per offrire conforto e non solo o troppo spesso (come è accaduto a molte donne) per supplire a servizi assenti e a all’incuria.

Nello Spazio da Vivere